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GIURISPRUDENZA PENALE

GIURISPRUDENZA PENALE

GIURISPRUDENZA Penale
GIURISPRUDENZA PENALE
Secondo il regime attualmente vigente la sentenza di non luogo a procedere, ex art. 425 c.p.p., è appellabile e resta precluso il ricorso per saltum.
Cassazione penale, Sez. IV, Ord., 15-06-2018, n. 27526 - Diritto penale
Postato da : Redazione, giugno 24, 2018

Secondo il regime attualmente vigente la sentenza di non luogo a procedere, ex art. 425 c.p.p., è appellabile e resta precluso il ricorso per saltum. Svolgimento del processo 1. Con la sentenza indicata in epigrafe, pronunciata ai sensi dell’art. 425 c.p.p., comma 3, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Palmi ha “assolto” P.M. dal reato di


Sospensione dall’esercizio della professione medica applicata in relazione ad un reato di omicidio colposo: i chiarimenti della Suprema Corte
Cassazione penale, Sez. IV, 14-06-2018, n. 27420 - Diritto penale
Postato da : Redazione, giugno 24, 2018

Mentre per la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sono sufficienti gli elementi probatori che implicano una ragionevole probabilità circa la ricorrenza dei presupposti del reato ipotizzato e della sua riferibilità alla condotta del soggetto indagato e ciò indipendentemente dal grado della colpa, che attiene al merito, e dalla cooperazione di altre persone nello stesso


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GIURISPRUDENZA CIVILE / TRIBUTARIA

GIURISPRUDENZA CIVILE / TRIBUTARIA

GIURISPRUDENZA Civile
GIURISPRUDENZA CIVILE / TRIBUTARIA
La Suprema Corte pone un principio di diritto in caso di mancata liquidazione delle spese nel dispositivo della sentenza
Cassazione civile, Sez. Unite, 21-06-2018, n. 16415 - Diritto processuale civile
Postato da : Redazione, giugno 24, 2018

A fronte della mancata liquidazione delle spese nel dispositivo della sentenza, anche emessa ex art. 429 c.p.c., sebbene in parte motiva il giudice abbia espresso la propria volontà di porle a carico della parte soccombente, la parte interessata deve fare ricorso alla procedura di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 e ss. c.p.c.


La Suprema Corte pone un principio di diritto in tema di commissione di massimo scoperto
Cassazione civile, Sez. Unite, 20-06-2018, n. 16303 - Diritto bancario
Postato da : Redazione, giugno 24, 2018

Con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all’entrata in vigore delle disposizioni di cui al D.L. n. 185 del 2008, art. 2 bis, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta come determinato in base alle disposizioni della L. n. 108 del


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MASSIME DEL GIORNO

  • La Suprema Corte pone un principio di diritto in ordine all'area di attuazione dell'art. 4 della legge nr. 108 del 1990 (Disciplina dei licenziamenti individuali)
    Cass. Civ., sez. lav., 18/06/2018, n. 16031

    E' estranea all'area di attuazione dell'art. 4 della legge nr. 108 del 1990 (Disciplina dei licenziamenti individuali) l'associazione che, per Statuto, non persegue un fine ideologicamente orientato di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto ed operi con criteri di economicità, ossia non semplicemente rivolti al perseguimento dei fini sociali dell'ente ma finalizzati al tendenziale pareggio tra costi e ricavi, restando, a tal fine, irrilevante la distribuzione di utili.

  • La Suprema Corte pone un principio di diritto in relazione al trattamento tributario dei fondi previdenziali integrativi
    Trattamento tributario dei fondi previdenziali integrativi – Cass. Civ., sez. V, 15/06/2018, n. 15853

    In tema di fondi previdenziali integrativi, le prestazioni erogate in forma di capitale ad un soggetto che risulti iscritto, in epoca antecedente all'entrata in vigore del d.lgs. 21 aprile 1993, n. 124, ad un fondo di previdenza complementare aziendale a capitalizzazione di versamenti e a causa previdenziale prevalente, sono soggette al seguente trattamento tributario: a) per gli importi maturati a decorrere dal 10 gennaio 2001 si applica interamente il regime di tassazione separata di cui agli artt. 16, comma 1, lett. a), e 17 d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (nel testo vigente ratione temporis); b) per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, invece, la prestazione è assoggettata a detto regime di tassazione separata solo per quanto riguarda la sorte capitale, costituita dagli accantonamenti imputabili ai contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore e corrispondente all'attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro, mentre si applica la ritenuta del 12,50%, prevista dall'art. 6 legge 26 settembre 1985, n. 482, alle somme provenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento. Sono tali le somme derivanti dall'effettivo investimento del capitale accantonato sul mercato — non necessariamente finanziario — non anche quelle calcolate attraverso l'adozione di riserve matematiche e di sistemi tecnico-attuariali di capitalizzazione, al fine di garantire la copertura richiesta dalle prestazioni previdenziali concordate.

  • Reddito d'impresa e corrispettivi conseguiti per prestazioni di servizi: i chiarimenti della Suprema Corte
    Cass. Civ., sez. V, 15/06/2018, n. 15839

    In tema di reddito d'impresa, i corrispettivi conseguiti per prestazioni di servizi devono essere imputati all'esercizio in cui le prestazioni sono state ultimate, salvo che non ne sia ancora certa l'esistenza o determinabile in modo obiettivo l'ammontare, sicché incombe sull'Amministrazione finanziaria, che, assumendo un'erronea imputazione, pretenda una maggiore imposta, dimostrare il momento di ultimazione delle prestazioni e sul contribuente, il quale abbia registrato i ricavi in altro periodo d'imposta, che solo in tale anno questi sono diventati certi e determinabili nell'ammontare, mentre non lo erano alla chiusura del precedente esercizio, né alla scadenza dei termini per la presentazione della relativa dichiarazione dei redditi.

  • La Suprema Corte ribadisce il proprio orientamento relativo al trattamento fiscale degli enti di gestione delle partecipazioni bancarie
    Cass. Civ., sez. V, 15/06/2018, n. 15804

    Gli enti di gestione delle partecipazioni bancarie, quali risultanti dal conferimento delle aziende di credito in apposite società per azioni e gravati dall'obbligo di detenzione e conservazione della maggioranza del relativo capitale ai sensi della L. n. 218 del 1990 ed in base all'art. 12 del d.lgs. n. 356 del 1990, a causa del particolare vincolo genetico che le univa alle aziende scorporate, non possono essere assimilati alle persone giuridiche di cui all'art. 10-bis della I. n. 1745 del 1962 (che perseguono esclusivamente scopi di beneficenza, educazione, istruzione, studio e ricerca scientifica), ai fini della esenzione dal versamento della ritenuta d'acconto sugli utili, nè agli enti ed istituti di interesse generale aventi scopi esclusivamente culturali, di cui all'art. 6 del d.P.R. n. 601 del 1973, ai fini del riconoscimento della riduzione a metà dell'aliquota sull'IRPEG; la predetta disciplina agevolativa non trova applicazione quanto agli enti considerati, nè in via analogica, trattandosi di disposizioni eccezionali, nè in via estensiva, poichè la sua "ratio" va ricercata nella esclusività e tipicità del fine sociale previsto per ciascun ente, individuato in maniera tassativa quale già esistente al momento dell'entrata in vigore delle predette norme. La successiva disciplina di riforma del sistema creditizio, nell'attribuire a tali enti, ai sensi dell'art. 12 del d.lgs. n. 153 del 1999 ed ove si siano adeguati alle nuove prescrizioni, la qualifica di fondazioni con personalità giuridica di diritto privato, così estendendo ad essi il regime tributario proprio degli enti non commerciali, ex art. 87, comma 1, lettera c), del T.U.I.R., non ha assunto valenza interpretativa, e quindi efficacia retroattiva, avendo essa previsto adempimenti collegati all'attuazione della riforma stessa, senza influenza sui periodi precedenti. Ne consegue l'esistenza di una presunzione di esercizio di impresa bancaria in capo ai soggetti che, in relazione all'entità della partecipazione al capitale sociale, sono in grado di influire sull'attività dell'ente creditizio e, dall'altro, la possibile fruizione dei predetti benefici, per gli enti considerati, solo a seguito della dimostrazione, di cui sono onerati secondo il comune regime della prova ex art. 2697 c.c., di aver in concreto svolto un'attività, per l'anno d'imposta rilevante, del tutto differente da quella prevista dal legislatore, dunque un'attività di prevalente o esclusiva promozione sociale e culturale anzichè quella di controllo e governo delle partecipazioni bancarie e sempre che il relativo tema sia stato introdotto nel giudizio secondo le regole proprie del processo tributario, ovverosia mediante la proposizione di specifiche questioni nel ricorso introduttivo, non incombendo all'Amministrazione finanziaria l'onere di sollevare in proposito precise contestazioni.

  • Facoltà di collocamento a riposo d'ufficio nel lavoro pubblico contrattualizzato ex art. 72, c. 11, d.l. 112/2008: i chiarimenti della Suprema Corte
    Cass. Civ., sez. lav., 13/06/2018, n. 15526

    La facoltà di collocamento a riposo d'ufficio nel lavoro pubblico contrattualizzato, prevista dall'art. 72, comma 11, del d.l. n. 112 del 2008, conv. con modif. dalla l. n. 133 del 2008, in ragione del raggiungimento dell'anzianità massima contributiva di quaranta anni richiede una motivazione, ancor più necessaria in difetto di un formale atto organizzativo, che consenta il controllo di legalità sull'appropriatezza della risoluzione del rapporto rispetto alla finalità di riorganizzazione perseguita, sicché la sua mancanza viola i principi generali di correttezza e buona fede, il principio dell'imparzialità e buon andamento della P.A., le norme imperative che richiedono la rispondenza dell'azione amministrativa al pubblico interesse e l'art. 6, comma 1, della direttiva 78/2000/CE.


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