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Analisi di bilancio - parte III

Analisi di bilancio: comprendere il funzionamento e la costruzione di un bilancio – parte III

Postato da : Redazione | gennaio 2, 2018

Altre voci che emergono in bilancio

Giova puntualizzare che allorché ci si trovi impegnati nella lettura di un qualsiasi bilancio, inevitabilmente, ci si imbatte anche in altre voci contabili, seppure ai fini che ci siamo prefissati all’inizio del capitolo potrebbero risultare meno importanti ma che, ciononostante, appare opportuno conoscere, sia pure a mo’ di mero accenno.

Una nozione che si ritiene, in ogni caso, conveniente approfondire riguarda la già citata procedura dell’“ammortamento”. Al riguardo l’art. 2426 del codice civile stabilisce che “il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo, deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la residua possibilità di utilizzazione”.

Ne deriva che l’ammortamento può essere espresso mediante la seguente formula:

costo storico – valore residuo del bene al momento dell’uscita dall’azienda
anni di vita utile

Pertanto, se un’attrezzatura ha un valore pari a 100 ed una durata prevedibile pari a 10 anni, al fine di conoscere l’ammortamento occorre procedere al rapporto tra il valore iniziale ed il numero di anni di vita utile stimata.

Ne consegue che l’ammortamento corrisponde ad una “fisiologica” perdita di valore del bene, ovvero rappresenta quella parte di utilità che le immobilizzazioni perdono nel corso degli esercizi sociali (ad esempio, per usura fisica, superamento tecnologico, ecc.).

Non a caso è stata adoperata la locuzione “fisiologica perdita di valore” per distinguere l’ammortamento dalle ipotesi di “rivalutazione” e “svalutazione”. Quest’ultima, infatti, rappresenta una “occasionale” perdita di valore, imprevista, inaspettata che non è insita nel valore del bene (è, in sostanza, una perdita secca, repentina, dipendente da cause particolari e, pertanto, va iscritta tra i costi per tutta la perdita); al contrario, la rivalutazione è un incremento di valore che, però, deve tener conto del principio della prudenza che consente la rivalutazione solo nei limiti di una precedente svalutazione, senza poter andare, di regola, oltre il costo di acquisto.

Ai sensi dell’art. 2424 bis del codice civile, nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi di competenza dell’esercizio esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dell’esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Nella voce ratei e risconti passivi, al contrario, devono essere iscritti i costi di competenza dell’esercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura dell’esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritti in tali voci soltanto quote di costi e proventi, comuni a due o più esercizi, l’entità dei quali varia in ragione del tempo.

Altro profilo da tenere in considerazione riguarda le rimanenze, in particolare quelle di magazzino.

Ai sensi dell’articolo 2426, comma I, n. 9), del codice civile, è stabilito che le rimanenze devono essere iscritte, coerentemente al più volte citato principio di prudenza che contraddistingue la redazione del bilancio, al costo di produzione, computando in esso tutti i costi direttamente imputabili al prodotto nonché gli altri costi per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, ovvero al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, se minore. Viene, inoltre, precisato che i costi di distribuzione non possono essere imputati nel costo di produzione.

Analisi bilancio parte iii

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