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Saper leggere le informazioni contenute nel bilancio di esercizio dell’impresa è fondamentale al fine di intuirne la consistenza e la solidità economica. Qui tutto ciò che c'è da sapere per capire le informazioni in esso contenute.

Bilancio di esercizio dell’impresa: tutto ciò che c’è da sapere per capire le informazioni che sono contenute – Nozioni generali

Postato da : Redazione | gennaio 4, 2018

Il presente articolo tenta di porre in rilievo l’importanza di leggere e, in special modo, di saper leggere le informazioni che sono contenute nel bilancio di esercizio dell’impresa al fine di intuirne la consistenza e la solidità economica.

Non a caso le scritture contabili sono, appunto, quei documenti che rappresentano sia la situazione patrimoniale della società sia i risultati di gestione. La dottrina prevalente attribuisce ai libri contabili una duplice funzione di tutela: da un lato è tutelato l’interesse dell’imprenditore a conoscere l’andamento e i risultati della sua gestione, dall’altro viene tutelato l’interesse dei creditori a essere informati sulla situazione patrimoniale - e non solo - della società mediante un esame degli stessi; in questo caso i libri contabili assolvono una funzione di controllo posta a tutela dei creditori sociali.

Ai fini della redazione del bilancio e della conseguente approvazione e pubblicazione occorre avere riguardo alle disposizioni dettate agli articoli 2423 e ss. del codice civile.

In via preliminare appare opportuno ribadire che il bilancio è un documento che contiene informazioni relative all’andamento della gestione societaria, mantenendo traccia delle operazioni effettuate durante l’esercizio sociale. Per tale ragione può essere considerato un documento consuntivo atteso che, sotto un profilo sostanziale, rappresenta una sorta di resoconto finale, essendo predisposto una volta l’anno, al termine dell’esercizio.

Come già accennato, è uno strumento informativo, rivolto prevalentemente verso l’esterno, anzi correttamente si può definire l’unico documento destinato anche a soggetti esterni. È agevole intuire che molti sono i soggetti interessati al bilancio di una società; basti pensare ai creditori (ad esempio banche e finanziatori), alle autorità di controllo, ai fornitori, ma anche allo Stato, in considerazione della stretta connessione esistente tra risultati del bilancio ed imposte da versare all’Erario.

A conferma di quanto brevemente premesso è espressamente stabilito all’articolo 2423 del c.c. che il bilancio (costituito da quattro prospetti ovvero lo stato patrimoniale, il conto economico, il rendiconto finanziario e la nota integrativa) deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società ed il risultato economico dell’esercizio.

In ordine alle conseguenze derivanti dalla violazione del principio di chiarezza, è stato spiegato che la violazione delle disposizioni relative alle modalità di redazione del bilancio rende nulla la delibera di approvazione (solo) quando risultino in concreto pregiudicati gli interessi generali tutelati dalla norma, e non anche quando l’incidenza su di essi sia insignificante o trascurabile, come accade allorché la violazione sia nella sostanza irrilevante, in quanto priva di reale consistenza, meramente formale, di immediata percezione o di agevole correzione tramite le informazioni rese in assemblea. Ma ciò non porta a condividere l’indirizzo che, muovendo da un rapporto di strumentalità tra il principio di chiarezza e quello di verità, finisce col subordinare il primo al secondo. Una simile tesi appare insostenibile anche alla luce dell’art. 2423 c.c., vecchio testo, che nel secondo comma attribuiva specifica ed autonoma rilevanza al principio di chiarezza, il quale non può essere, dunque, ridotto al rango di mero elemento di supporto al principio di verità. Chiarezza, secondo parte della dottrina, significa evidenza (v. anche l’art. 2217 c.c.) e significa soprattutto analiticità delle voci in misura adeguata alle esigenze di comprensione della composizione del patrimonio, dell’origine del risultato e delle ragioni per le quali una certa posta di bilancio ha acquistato la consistenza e la qualificazione che le sono state attribuite nel documento; peraltro, tra le funzioni del bilancio vi è quella di fornire ai soci e ai terzi tutte le informazioni prescritte dalla legge, non soltanto con riferimento ai dati conclusivi ma anche alle singole poste e al modo della loro formazione. Un bilancio poco chiaro elude dunque tale finalità e pregiudica, conseguentemente, gli interessi generali tutelati dalla normativa in materia, ancorché i dati in esso riportati non risultino, nella loro espressione contabile, contrari al vero. D’altro canto il semplice dato numerico è di per sé insufficiente a fornire una informazione leggibile, se non sia accompagnato dalla univocità e dalla comprensibilità delle denominazioni delle voci dei conti, non meramente assertive ma dotate di adeguata capacità dimostrativa. Non a caso, del resto, ai sensi dell’art. 2423 c.c., III comma, se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo.

Conseguentemente il bilancio d’esercizio di una impresa che violi i precetti di chiarezza e precisione dettati dall’art. 2423 c.c., comma II è illecito, ed è, quindi, nulla la deliberazione assembleare con cui esso sia stato approvato, non soltanto quando la violazione della normativa in materia determini una divaricazione tra il risultato effettivo dell’esercizio (o il dato destinato alla rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della società) e quello del quale il bilancio deve dare invece contezza, ma anche in tutti i casi in cui dal bilancio stesso e dai relativi allegati non sia possibile desumere l’intera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle singole poste iscritte (cfr. altresì, in argomento Cass. civ., sez. I, 7.3.06, n. 4876).

L’importanza del rispetto dei principi di correttezza e verità trova conferma nel già esaminato successivo terzo comma laddove è scritto che qualora le informazioni richieste dalle specifiche disposizioni di legge non siano sufficienti a garantire il loro rispetto, occorrerà fornire le ulteriori informazioni complementari necessarie allo scopo. Ed il quinto comma prevede una sorta di clausola generale di salvaguardia dei summenzionati principi prevedendo che se l’applicazione di una disposizione codicistica è con essi incompatibile la disposizione non deve essere applicata ed in nota integrativa deve essere motivata la deroga, mentre il nuovo quarto comma precisa che non occorre rispettare gli obblighi in tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa quando la loro osservanza abbia effetti irrilevanti al fine di dare una rappresentazione veritiera e corretta. Rimangono fermi gli obblighi in tema di regolare tenuta delle scritture contabili. Le società illustrano nella nota integrativa i criteri con i quali hanno dato attuazione alla presente disposizione.

Altri due importanti principi da seguire nella redazione del bilancio sono espressamente indicati nell’articolo 2423 bis c.c. che pone, in particolare, l’attenzione sul principio della prudenza e su quello della continuità. La delicatezza del principio della prudenza si coglie pienamente se solo si tiene conto del fatto che il bilancio non è un documento oggettivo ma in esso sono ricomprese molte valutazioni discrezionali che inevitabilmente incidono sul risultato finale; infatti, molte voci del bilancio rappresentano delle stime. Per tale ragione, e nell’ottica di tutelare i soggetti terzi che attraverso il bilancio intendono essere correttamente informati della situazione economico-patrimoniale della società al termine di ciascun esercizio, è imposta l’adozione di un criterio prudenziale tutte le volte in cui occorre effettuare delle stime. Una concreta applicazione del principio in commento si ha, ad esempio, riguardo alle rimanenze che devono essere valutate al costo.

Per quel che, invece, concerne il principio di continuità è stato chiarito che comporta solo che non si adottino metodi di rilevazione del bilancio diversi da quelli adottati in passato, senza darne adeguatamente conto nella relazione degli amministratori, ma non giustifica certo il protrarsi nel tempo dell’adozione di metodi di redazione poco chiari o imprecisi (Cass. civ., sez. I, 7.3.06, n. 4874).

Il Legislatore si preoccupa di disciplinare in maniera dettagliata ed analitica tutte le voci che devono essere prese in considerazione nel bilancio e la struttura formale sia dello stato patrimoniale che del conto economico stabilendo, tra l’altro, che le voci previste negli articoli 2424 e 2425 del c.c. (che disciplinano rispettivamente il contenuto dello stato patrimoniale e del conto economico) devono essere iscritte separatamente e nell’ordine previsto dalla Legge. La redazione del bilancio secondo gli schemi e i modelli fissati dalla legge è considerata vincolante ai fini della regolarità della conseguente delibera di approvazione. A tal proposito giova segnalare l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo il quale la violazione di norme imperative in materia di redazione del bilancio non determina necessariamente la nullità della delibera approvativa se l’irregolarità attiene unicamente al procedimento o a requisiti formali del bilancio, senza compromettere in maniera diretta l’esattezza dell’informazione e senza alterare la rappresentazione della reale situazione patrimoniale e dell’efficienza economica della società (Cass. civ., Sez. I, 23.3.93, n. 3458).

Ed ancora, in considerazione della circostanza che sia lo schema dello stato patrimoniale che del conto economico sono obbligatoriamente fissati dalla legge, è stato puntualizzato che il contenuto del bilancio sociale deve consentire, in concreto, anche con l’ausilio delle relazioni degli organi di amministrazione e di controllo, la conoscenza effettiva dello stato finanziario ed economico della società. La delibera di approvazione che sia stata redatta trascurando le analitiche previsioni dell’art. 2424 c.c. è illecita se la esigenza di chiarezza è frustrata al punto da non consentire la percezione esatta della consistenza complessiva della società e da eludere l’interesse dei soci e dei terzi a conoscerla. Da questa fondamentale esigenza discende che la inidoneità del bilancio ad espletare la sua concreta finalità informativa è, di per sé, fonte di illegittimità, indipendentemente dall’intento che l’ha determinata e genera, inevitabilmente, in ragione della illiceità dell’oggetto, la nullità della deliberazione che quel bilancio ha approvato (Cass. civ., sez. I, 14.3.92, n. 3132).

Si è già avuto modo di osservare che il bilancio è un documento soggettivo dal momento che comprende tutta una serie di valutazioni discrezionali e di stime.

Inoltre, il nuovo articolo 2425-ter, rubricato “rendiconto finanziario” ed inserito dall’art. 6, comma 7, D.Lgs. 18 agosto 2015, n. 139, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e applicabile ai bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire da tale data, ai sensi di quanto disposto dall’art. 12, comma 1, del medesimo D.Lgs. n. 139/2015, chiarisce che dal rendiconto finanziario risultano, per l'esercizio a cui è riferito il bilancio e per quello precedente, l'ammontare e la composizione delle disponibilità liquide, all'inizio e alla fine dell'esercizio, ed i flussi finanziari dell'esercizio derivanti dall'attività operativa, da quella di investimento, da quella di finanziamento, ivi comprese, con autonoma indicazione, le operazioni con i soci.

L’articolo 2426 del codice civile, al fine di ridurre, nei limiti del possibile, la soggettività e l’arbitrarietà delle stime, “oggettivizza” i criteri valutativi che devono essere rispettati nella valutazione delle diverse voci che compongono il bilancio.

A titolo meramente esemplificativo è stabilito:

i) che le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato; con gli stessi criteri possono essere aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi; le immobilizzazioni rappresentate da titoli sono rilevate in bilancio con il criterio del costo ammortizzato, ove applicabile;

ii) che l'avviamento può essere iscritto nell'attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale, se acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto. L'ammortamento dell'avviamento è effettuato secondo la sua vita utile; nei casi eccezionali in cui non è possibile stimarne attendibilmente la vita utile, è ammortizzato entro un periodo non superiore a dieci anni. Nella nota integrativa è fornita una spiegazione del periodo di ammortamento dell'avviamento;

iii) che i crediti e i debiti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del valore di presumibile realizzo;

iv) che il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli “primo entrato, primo uscito” o “ultimo entrato, primo uscito”;

v) che i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza, ecc..

Oltre allo stato patrimoniale ed al conto economico il bilancio si compone anche della nota integrativa (il cui contenuto è disciplinato dettagliatamente dall’articolo 2427 del c.c.) che rappresenta una relazione illustrativa il cui scopo è quello di chiarire le informazioni contenute negli altri due prospetti di bilancio.

In particolare, deve indicare, tra l’altro, i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, i movimenti delle immobilizzazioni, la composizione delle voci “costi di impianto e di ampliamento” e “costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità”, le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo, ecc..

Allegato obbligatorio del bilancio è la relazione sulla gestione prevista dall’articolo 2428 del c.c. che deve essere redatta dagli amministratori e contenere un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi ed agli investimenti; inoltre, deve contenere una descrizione dei principali rischi ed incertezze cui la società è esposta.

Ancora, l’articolo 2429 del c.c. prevede anche la predisposizione di una relazione da parte dei sindaci, ove esistenti, ai quali il bilancio deve essere comunicato dagli amministratori con la relazione da questi predisposta ai sensi dell’articolo precedente.

Bilancio nozioni generali

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