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La notifica eseguita oltre il termine di otto giorni normativamente previsto, è, in linea di principio, affetta da nullità.

Conseguenze notifica oltre il termine di otto giorni – Tribunale Como, 10 maggio 2011

Postato da : Redazione | novembre 12, 2011

Quanto all'assegnazione al ricorrente di un termine superiore a quello di otto giorni, previsto dall'art. 669 sexiesc.p.c, deve ritenersi che, dovendo la parte conoscere il contenuto delle norme di legge, la notifica eseguita oltre il termine di otto giorni normativamente previsto, sia, in linea di principio, affetta da nullità.Deve, tuttavia, tenersi presente il principio generale della sanatoria degli atti nulli per raggiungimento dello scopo, codificato dall'art. 156 c.p.c.Il termine di otto giorni, stabilito per la notifica del decreto, è volto ad assicurare una pronta e sollecita instaurazione del contraddittorio, in considerazione dei pregiudizi che il sequestro determina a carico della parte che ne è colpita.Deve, dunque, ritenersi che la notificazione del ricorso e del decreto in ipotesi nulla, perché eseguita oltre il termine di otto giorni, possa dirsi sanata per effetto della costituzione del resistente che - come avvenuto nel caso di specie- svolga compiutamente le proprie difese, eventualmente godendo di un termine ad hoc, prima che il giudice decida se confermare con ordinanza il decreto.

PREMESSE IN FATTO

Il presente procedimento cautelare è stato svolto in corso di causa, nell'ambito di un procedimento sommario ex art. 702 bis c.p.c., instaurato da R.D. contro S.V..

Allegata la stipulazione tra le parti, in data 4.5.2010, di un contratto preliminare di compravendita immobiliare, il ricorrente, promissario acquirente dell'immobile, ha dedotto l'inadempimento di controparte alle obbligazioni assunte col preliminare.

In particolare, il R. ha evidenziato l'esistenza sull'immobile promesso di un'ipoteca pregiudizievole, a favore di Equitalia, in espressa violazione di quanto previsto al punto 3 del preliminare.

Il ricorrente ha, dunque, dichiarato di voler recedere dal contratto ex art. 1385 c.c., con conseguente richiesta di condanna della S. al pagamento del doppio della caparra confirmatoria, versata alla firma del preliminare.

La S. è rimasta contumace.

In corso di causa il R. ha presentato ricorso per sequestro conservativo sui beni della S., a garanzia del proprio credito.

Il sequestro è stato concesso inaudita altera parte in data 23.12.2010.

La notifica del ricorso e del decreto sono state effettuate a mezzo posta, con consegna del plico all'ufficio postale il giorno 29.12.2010, ma sull'avviso di ricevimento è stata barrata la casella attestante l'irreperibilità del destinatario all'indirizzo indicato di M.d.S., via B.I.D..

Il giudice, all'udienza del 4.1.2011, ha disposto, pertanto, la rinnovazione della notifica entro il 30.1.2011.

Nel termine assegnato dal giudice la notifica si è perfezionata ai sensi dell'art. 143 c.p.c., almeno per quanto concerne gli adempimenti posti a carico del notificante.

Alla successiva udienza del 10.2.2011 si è costituita la S..

Concesso un rinvio ulteriore, per lo svolgimento compiuto delle difese, il giudice con ordinanza depositata in data 16.3.2011 ha confermato il decreto di sequestro.

È stato, quindi, interposto reclamo dalla S..

Nel frattempo, in data 18.4.2011, il primo giudice ha emesso l'ordinanza conclusiva del procedimento sommario, confermando la legittimità del recesso operato dal R. e condannando la S. al pagamento dell'importo di euro 20.000,00, a titolo di raddoppio della caparra confirmatoria versata dal promissario acquirente.

Tutto ciò premesso, il Tribunale

OSSERVA

È noto che, ai sensi dell'art. 686 c.p.c., il sequestro si converte in pignoramento nel momento in cui il creditore ottiene una sentenza di condanna esecutiva.

Tale effetto può ritenersi conseguire anche all'emissione di ordinanza ai sensi dell'art. 702 ter c.p.c., stante la natura esecutiva del provvedimento e l'attitudine al giudicato dello stesso.

La conversione del sequestro in pignoramento dovrebbe, in linea di principio, assorbire eventuali questioni sorte con l'emissione del sequestro.

Nel caso di specie la reclamante ha evidenziato la sopravvivenza di un proprio interesse alla dichiarazione di inefficacia, quanto meno per ragioni processuali, del decreto di sequestro emesso il 23.12.2010.

Deve ritenersi, in difetto di diverse allegazioni, che tale interesse sia collegato alla trascrizione nei pubblici registri di detto sequestro, trascrizione di cui si dà atto nell'atto di reclamo.

Ritiene, in ogni caso, il collegio che sia insussistente il vizio processuale lamentato dalla reclamante con riferimento alla notifica del decreto di sequestro .

La notifica a mezzo posta tentata nel luogo di ultima residenza nota della destinataria deve, infatti, ritenersi nulla e non già inesistente.

Ben ha fatto, dunque, il primo giudice, quando ha disposto la rinnovazione di detta notifica, in applicazione analogica dell'art. 291 c.p.c.

Quanto all'assegnazione al ricorrente di un termine superiore a quello di otto giorni, previsto dall'art. 669 sexiesc.p.c, deve ritenersi che, dovendo la parte conoscere il contenuto delle norme di legge, la notifica eseguita oltre il termine di otto giorni normativamente previsto, sia, in linea di principio, affetta da nullità.

Deve, tuttavia, tenersi presente il principio generale della sanatoria degli atti nulli per raggiungimento dello scopo, codificato dall'art. 156 c.p.c.

Il termine di otto giorni, stabilito per la notifica del decreto, è volto ad assicurare una pronta e sollecita instaurazione del contraddittorio, in considerazione dei pregiudizi che il sequestro determina a carico della parte che ne è colpita.

Deve, dunque, ritenersi che la notificazione del ricorso e del decreto in ipotesi nulla, perché eseguita oltre il termine di otto giorni, possa dirsi sanata per effetto della costituzione del resistente che - come avvenuto nel caso di specie- svolga compiutamente le proprie difese, eventualmente godendo di un termine ad hoc, prima che il giudice decida se confermare con ordinanza il decreto (cfrTrib. Salerno 2.2.94).

Può osservarsi che, analogamente, i vizi della notifica dell'atto di citazione sono sanati dalla costituzione del convenuto e che i vizi concernenti la vocatio in ius, che affliggono la citazione, non determinano nullità della stessa, in caso di costituzione del convenuto, il quale, eventualmente, potrà richiedere un rinvio, qualora sussistano i presupposti previsti dall'art. 164, III e, c.p.c..

Tornando al caso di specie, deve ritenersi che la costituzione della S. all'udienza del 10.2.2011 abbia sanato la nullità della notifica del ricorso e del decreto di sequestro, eseguita oltre il termine di otto giorni.

Esclusa la nullità di tale notifica sotto il profilo della tardività e ritenuta, pertanto, valida, nel caso in esame, la notifica del decreto effettuata oltre il termine di otto giorni, il decreto di sequestro non può dirsi aver perso la sua efficacia.

Risolta tale questione processuale, nel merito non può che confermarsi la decisione del primo giudice, alla luce dell'ipoteca iscritta sull'immobile, in violazione dell'art. 3 del preliminare, e, sotto il profilo del periculum, in considerazione della persistente irreperibilità della S. - di cui è tutt'ora sconosciuta la residenza - e del pericolo di vendita dell'unico immobile di cui la stessa risulti proprietaria.

Il reclamo deve, pertanto, essere rigettato.

Le spese di lite, stante la già avvenuta definizione della fase di merito, sono liquidate direttamente in dispositivo e poste a carico della reclamante, in quanto soccombente.

P.Q.M.

visto l'art. 669 terdeciesc.p.c.,

rigetta il reclamo;

condanna S.V. a pagare a R.D., a titolo di spese di lite, l'importo di euro 738,00, di cui euro 258,00 per diritti ed euro 480,00 per onorari, oltre spese generali, tributi e contributi come per legge.

Si comunichi.

Como, 10/5/2011

Categoria: Diritto processuale civile

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