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Espropriazione forzata presso terzi

Espropriazione forzata presso terzi: soggetti e oggetto

Postato da : Redazione | dicembre 26, 2017

Tra le forme di espropriazione forzata disciplinate nel titolo II del III libro del codice di procedura civile, il capo III prevede l’istituto dell’espropriazione presso terzi, oggetto di recenti interventi riformatori da parte del Legislatore, che hanno inciso profondamente sugli aspetti sostanziali e procedurali.

Basti pensare alle modifiche apportate sia con il decreto Legge del 12.9.2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla Legge 10.11.2014, n. 162 sia, ancor più di recente, con il decreto Legge del 27.6.2015, n. 83, convertito, con modificazioni dalla Legge 6.8.2015, n. 132.

L’espropriazione presso terzi può avere ad oggetto:

a) i crediti del debitore verso un terzo (classico esempio è il pignoramento delle somme dovute dal datore di lavoro al proprio dipendente a titolo di retribuzione) e/o

b) beni mobili di proprietà del debitore in possesso di un terzo (ad esempio le somme depositate dal debitore presso un istituto di credito (B. CIRILLO, G. POSTIGLIONE, Il recupero dei crediti dopo la semplificazione dei riti civili, Maggioli, 2011, 376).

L’espropriazione dei crediti interessa i crediti di denaro, che il debitore esecutato vanta nei confronti dei terzi, anche se futuri o sottoposti a condizione, e rappresenta, nella pratica, la procedura esecutiva cui i creditori fanno maggiormente ricorso, attesa la scarsità dei risultati ai quali conduce l’espropriazione (mobiliare o immobiliare, fatta eccezione per l’espropriazione disciplinata dall’art. 521 bis c.p.c. che sembra dare in talune ipotesi risultati soddisfacenti specie quando il credito per il quale si agisce è di lieve importo) presso il debitore.

Diversamente, l’espropriazione dei beni mobili di proprietà del debitore in possesso di un terzo ha ad oggetto beni che si trovano presso il terzo,di cui il debitore non ha l’immediata disponibilità, ricorrendo, in caso contrario, l’ipotesi del pignoramento presso il debitore ex art.513 c.p.c.. Naturalmente, il debitore esecutato deve essere proprietario del bene mobile che si intende espropriare presso il terzo, ricorrendo, in caso contrario, l’istituto dell’espropriazione contro il terzo proprietario ex artt. 602 e ss. c.p.c..

Il termine “possesso” va inteso in senso atecnico, come rapporto del terzo con la cosa che, giuridicamente o di fatto, escluda o limiti fortemente la disponibilità sul bene da parte del proprietario-debitore.

Al riguardo, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato che il creditore che pretende di eseguire il pignoramento di un bene mobile che assume di proprietà del suo debitore ed è detenuto da un terzo, deve procedere, se il terzo non consente di esibire la cosa all’ufficiale giudiziario, con le modalità e le forme previste dagli artt. 543 e ss. c.p.c., e non con quelle previste per il pignoramento presso il debitore che, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 513 c.p.c., può essere effettuato dall’ufficiale giudiziario presso il terzo possessore solo per i beni che questi consente di esibirgli come cose appartenenti al debitore.

Soggetti

L’art. 543 c.p.c. dispone, al comma 1, che “il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante atto notificato al terzo e al debitore a norma degli articoli 137 e seguenti”.

Ne consegue che il procedimento di espropriazione presso terzi ha inizio con la notifica dell’atto di pignoramento al terzo e al debitore esecutato. I soggetti, quindi, necessariamente coinvolti nella procedura esecutiva sono:

a) il creditore procedente;

b) il debitore esecutato;

c) il terzo pignorato.

Il creditore procedente e il debitore esecutato sono parti attive in senso sostanziale e processuale, mentre il terzo pignorato è solo parte processuale. Accanto a questi soggetti, la cui presenza è indispensabile per l’introduzione della procedura esecutiva presso terzi, si pongono altri soggetti “eventuali”: infatti, ai sensi dell’art. 551 c.p.c. altri creditori possono intervenire nella procedura esecutiva avviata dal creditore procedente.

Creditore procedente è chi agisce in forza di un titolo esecutivo, ex art. 474 c.p.c.. Dal titolo esecutivo nasce, infatti, il diritto processuale alla tutela esecutiva del diritto sostanziale di credito, in termini di pretesa nei confronti dell’ufficio esecutivo, il quale è obbligato a fornire la sua opera per realizzare coattivamente il diritto di credito (F.P. LUISO, Diritto processuale civile. Il processo esecutivo, Milano, 2009, 21-22).

L’art. 474 c.p.c., come è stato posto in rilievo nel capitolo relativo all’espropriazione in generale, enuncia tassativamente quali sono i titoli esecutivi, distinguendoli in due categorie: titoli giudiziali e titoli stragiudiziali ma, soprattutto, esige che, ai fini dell’esecuzione, il diritto documentato nel titolo esecutivo sia certo, liquido ed esigibile. In via di sintesi, appare opportuno precisare che il credito è certo quando emerge in modo esatto, nel contenuto e nei limiti, dal provvedimento giurisdizionale o atto negoziale, che ne costituisce il titolo esecutivo. Il credito è liquido quando la prestazione dovuta sia determinata nel suo ammontare, o quando pur non determinata in cifra numerica l’importo può essere determinato mediante una mera operazione aritmetica, sulla base di dati contenuti nel titolo o desumibili da leggi o provvedimenti ufficiali. Il credito è esigibile quando non è soggetto a termine, ancora non scaduto, o a condizione sospensiva, ancora non verificata.

Soggetto passivo dell’esecuzione è solo il debitore esecutato, mentre il terzo subisce un’efficacia riflessa del titolo esecutivo, in quanto a sua volta debitore dell’esecutato o detentore di cose di proprietà di quest’ultimo.

La posizione del terzo è stata talvolta identificata, a livello giurisprudenziale, con quella di un soggetto investito di un dovere di collaborazione e di una funzione strumentale per il corretto e sollecito svolgimento del processo esecutivo. L’investitura di tale dovere di collaborazione impone al terzo la soggezione ad un obbligo di sincerità e di imparzialità e, quindi, un comportamento di predeterminato stampo e contenuto affinché al giudice affluiscano elementi cognitivi certi e veritieri, idonei alla identificazione dei beni oggetto della esecuzione e destinati all’espropriazione forzata.

Qualora il terzo si sottragga a tale dovere di collaborazione, attraverso una condotta artatamente reticente o elusiva, che allontani nel tempo la definizione del procedimento esecutivo, rendendo indispensabile la spendita di una ulteriore attività processuale, a carattere incidentale e cognitivo, e quando questo ritardo sia direttamente foriero di un conseguenziale pregiudizio aggiuntivo per il creditore esecutante, concorrono i presupposti in presenza dei quali è dato al giudice del merito di applicare i principi sulla lesione del diritto di credito da parte del terzo (Cass. civ., n. 9407/1987).

Successivamente all’introduzione della novella ex Legge n. 228/2012, è stato chiarito che il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo non è più compiuto nelle forme di un incidente cognitivo che si conclude con sentenza, ma è condotto attraverso un procedimento endoesecutivo che si conclude con ordinanza avente efficacia limitata all’espropriazione in corso. L’incidente esecutivo regolato dal novellato art. 549 c.p.c. è funzionale alla sola delimitazione dell’oggetto del pignoramento nell’ottica finale di garantire un utile epilogo alla esecuzione forzata che, per soddisfare le ragioni del creditore, deve concludersi con l’assegnazione o la vendita del credito o della cosa mobile (Trib. Bologna, 1° agosto 2014).

Oggetto

L’espropriazione forzata può riguardare cose del debitore soggette alla disponibilità diretta e immediata di terzi, o crediti del debitore presso terzi.

L’espropriazione forzata dei crediti presso terzi è la forma di espropriazione più ricorrente nella pratica ed in pari tempo è anche la forma di espropriazione rispetto alla quale si pongono più problematiche interpretative.

Oggetto del pignoramento dei crediti può essere solo un credito di denaro; non sono, infatti, pignorabili i crediti aventi ad oggetto una prestazione o un bene diversi dal denaro. E’ opportuno precisare che i crediti espropriabili ex artt. 543 e ss. c.p.c. non devono essere confusi con i titoli di credito, che figurano come beni mobili materiali, pignorabili presso il debitore in uno dei luoghi indicati dall’art. 513 c.p.c. oppure presso il terzo che ne dichiari l’appartenenza al debitore.

La dottrina e la giurisprudenza sono concordi nel ritenere che l’espropriazione presso terzi può avere ad oggetto anche crediti eventuali o condizionati e, quindi, a maggior ragione crediti certi, ma non ancora liquidi ed esigibili, considerata l’attitudine di detti crediti a svolgere una funzione satisfattiva del diritto dell’esecutante, mediante l’assegnazione degli stessi o la vendita.

Infatti, ciò che rileva è che il credito pignorato sia suscettibile di una futura capacità satisfattiva, concretamente prospettabile nel momento dell’assegnazione. L’espropriazione, infatti, come concepita dal Legislatore, deve investire non soltanto beni suscettibili di esecuzione immediata, ma la posizione attiva dell’esecutato. In altri termini, l’operatività dell’accertamento di un credito può estendersi anche all’ambito della titolarità della posizione creditoria, senza investire l’esigibilità. Di conseguenza, ben può essere assegnato un credito “ora per allora”, quando un rapporto già esista e sia tale da creare la concreta aspettativa che la somma dovuta per le relative prestazioni diverrà esigibile, una volta verificatesi le condizioni rese note dal terzo pignorato. Ipotesi tipica, spesso ricorrente nella pratica, è data dai crediti che possono trovare soddisfazione in stipendi o salari derivanti da rapporti di lavoro non ancora maturati al tempo del pignoramento (Cass. civ., 4 dicembre 1987, n. 9027).

L’espropriazione forzata presso terzi, sino alla riforma del 2003 che ha modificato l’art. 2471 c.c., poteva avere ad oggetto le quote di partecipazione a società a responsabilità limitata, fossero o non fossero queste liberamente trasferibili, ex art. 2480 c.c.; attualmente, il pignoramento delle quote di s.r.l. si esegue mediante notifica al debitore e alla società e sua iscrizione nel registro delle imprese.

Sono soggetti ad espropriazione nelle forme del pignoramento presso terzi anche le somme depositate su libretti postali o in libretti di deposito bancario e, comunque, i crediti portati da analoghi documenti di legittimazione. Si osserva che i documenti di legittimazione si differenziano dai titoli di credito perché non hanno la funzione di apprestare uno strumento rapido e sicuro alla circolazione dei crediti, ma di precostituire un mezzo di identificazione del titolare del diritto, così da agevolare l’accertamento delle condizioni di legittimazione in sede di esercizio del diritto. Ne consegue che in questi casi il vincolo esecutivo sarà sul credit, nelle forme di cui agli artt. 543 e ss. c.p.c. piuttosto che sul documento.

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