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Estinzione delle servitù prediali

Estinzione delle servitù prediali: se, come e quando

Postato da : Redazione | dicembre 25, 2017

La proprietà è un diritto assoluto, ragion per cui il Legislatore ne favorisce il godimento in maniera piena e senza vincoli di sorta. A tal fine disciplina in modo dettagliato le cause estintive del diritto di servitù, in presenza delle quali il diritto di proprietà può, finalmente, esprimersi in tutta la sua pienezza. Eppure, dalla lettura degli articoli relativi all’estinzione delle servitù, emerge che l’intentio legis è quella di tutelare prioritariamente la posizione del titolare del diritto in esame. Sicuramente alla base di un simile atteggiamento vi è la considerazione che la servitù, sebbene sul piano fattuale consista in un peso che limita necessariamente le facoltà di godimento del fondo servente, trova, di regola, il suo fondamento in situazioni di oggettiva utilità per il fondo dominante, in assenza della quale, il più delle volte, il godimento del fondo dominante potrebbe, addirittura, venir meno. Si pensi, a titolo esemplificativo, ad un fondo intercluso: in assenza di una servitù di passaggio il titolare del fondo risulterebbe, concretamente, privo della facoltà di godersene. E’ evidente che una simile servitù potrà estinguersi solo nell’ipotesi in cui si modifichi la situazione di fatto che ne ha determinato la costituzione.

Premesso che la servitù si estingue anche nel caso in cui viene a scadenza il termine per cui è stata costituita, prima causa di estinzione – che trova espressa disciplina nel codice civile - non può che essere la “confusione” (conformemente al principio nemini res sua servit) che si realizza “quando in una sola persona si riunisce la proprietà del fondo dominante con quella del fondo servente” (articolo 1072 cod. civ.). L’evidenza di siffatta ipotesi non merita approfondimenti di sorta; al riguardo vale la pena sottolineare che questo principio lo si ritrova espresso non solo con riguardo ai diritti reali di godimento, quale, ad esempio, l’usufrutto (a norma dell’articolo 1014 del cod. civ. l’usufrutto si estingue per la riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona) ma anche con riferimento ai rapporti di natura obbligatoria. Infatti, ai sensi dell’articolo 1253 del cod. civ. l’obbligazione si estingue quando le qualità di creditore e di debitore si riuniscono nella stessa persona.

Ma le servitù si estinguono anche per prescrizione, ovvero per “non uso”, purché esso si protragga per venti anni (articolo 1073 cod. civ.). Il termine decorre dal giorno in cui si è cessato di esercitarla. Nelle servitù negative, nelle quali l’esercizio del diritto non si esplica mediante un comportamento positivo sul fondo servente, il non uso si identifica nella mancata osservanza dell’onere di riattivazione del diritto successivamente ad un evento che lo abbia violato e tale evento si produce per il solo verificarsi di un fatto che ne ha impedito l’esercizio; pertanto, qualora sia stata convenzionalmente costituita una servitus altius non tollendi con precisa determinazione del suo limite di altezza, il mancato uso dello ius prohibendi da parte del proprietario del fondo dominante, nonostante la costruzione sul fondo servente di un edificio di altezza superiore al limite convenzionalmente fissato, per un periodo di oltre venti anni, comporta l’estinzione della servitù – negativa - per prescrizione nei limiti segnati dalla dimensione della costruzione eseguita e mantenuta (Cass. n. 10280/2010). Invece, nelle servitù che si esercitano ad intervalli, il termine di cui sopra decorre dal giorno in cui la servitù si sarebbe potuta esercitare e non ne fu ripreso l’esercizio (articolo 1073, terzo comma, cod. civ.). Il riferimento “all’esercizio della servitù ad intervalli” ci consente di operare un’ulteriore classificazione delle servitù [in aggiunta a quella tra i) apparenti e non apparenti e ii) affermative e negative] distinguendole in continue e discontinue. Le prime sono quelle il cui esercizio avviene senza soluzione di continuità dal momento che non è richiesto un fatto dell’uomo (si pensi alla servitù di acquedotto); le seconde sono quelle che vengono esercitate ad intervalli dal momento che richiedono il fatto dell’uomo (si pensi alla servitù di passaggio).

Occorre fare riferimento a quella particolare situazione – quiescenza della servitù – che si realizza o i) in caso di impossibilità di fatto di utilizzare la servitù o ii) nel caso in cui venga meno la sua utilità. In entrambe le ipotesi la servitù si estingue solo per prescrizione, ovvero decorso il termine di venti anni. Vale la pena rammentare che per la decorrenza di siffatto termine prescrizionale, al quale fa riferimento l’articolo 1074 del cod. civ., deve tenersi conto degli eventuali atti interruttivi, ad esempio il riconoscimento del diritto, ai sensi dell’articolo 2944 del cod. civ., da parte di colui contro il quale il diritto stesso può (anche se non lo sia ancora stato) essere fatto valere.

Al contrario, ai sensi del successivo articolo 1075 c.c., si conserva per intero la servitù esercitata in modo da trarne una utilità minore di quella indicata dal titolo: l’uso parziale della servitù, anche se protratto nel tempo, non vale a ridurne il contenuto nei limiti della minore utilità rispetto a quella consentita dal titolo, in quanto per non uso può cessare solo il diritto, mentre la maggiore quantità, che non è stata utilizzata dal titolare della servitù, non è un diritto, ma una sua componente, con la logica conseguenza che la stessa non è suscettibile di estinzione (Cass. n. 20462/2009). Invece, non ne impedisce l’estinzione per prescrizione l’esercizio in tempo diverso da quello determinato dal titolo o dal possesso (articolo 1076 cod. civ.). Per comprendere appieno il tenore di siffatta norma occorre relazionarla al disposto, già esaminato nel paragrafo precedente, di cui all’articolo 1065 che, in maniera perentoria, dispone che il diritto di servitù può essere usato solo “a norma del suo titolo o del suo possesso”.

Una particolare causa di estinzione espressamente prevista dal Legislatore concerne le servitù costituite dall’enfiteuta sul fondo enfiteutico. E’ evidente che cesseranno in caso di estinzione dell’enfiteusi stessa (per decorso del termine, per prescrizione o per devoluzione).

Allo stesso tempo, considerato che l'enfiteuta ha, come il proprietario, il pieno godimento del fondo, consegue che il diritto che gli compete non può in alcun modo essere limitato, in costanza del contratto di enfiteusi, dalla imposizione di una servitù da parte del direttario. In caso contrario si avrebbe, infatti, una restrizione a quella facoltà di godimento, che, invece, compete nella maniera più ampia all’utilista (Cass. n. 2296/1964). Pertanto, il direttario non può costituire servitù se non quando il fondo, per la estinzione dell’enfiteusi, sia tornato nella sua disponibilità.

E’, altresì, prevista la salvezza delle servitù che sono costituite i) dall’enfiteuta a favore del fondo enfiteutico o ii) dall’usufruttuario a favore del fondo di cui ha l’usufrutto (articolo 1078 cod. civ.). La ratio della norma è chiara ed immune da qualsiasi critica: l’utilitas che caratterizza il diritto di servitù inerisce al fondo in quanto tale e, quindi, non può venire meno per il fatto che muti il titolare del fondo dominante.

Naturalmente il proprietario del fondo dominante, mediante atto scritto, può rinunciare al diritto di cui è titolare determinando, in tal modo, l’estinzione dello stesso.

Altra ipotesi che determina inevitabilmente l’estinzione delle servitù è rappresentata dal perimento (rectius distruzione totale) del fondo dominante o del fondo servente. In una simile eventualità, non bisogna attendere il decorso del termine prescrizionale di venti anni, ma l’estinzione sarà immediata. Si pensi al caso del fondo servente invaso dalle acque del mare in modo permanente: in tale ipotesi non occorrerà attendere il decorso dei venti anni per la semplice ma essenziale ragione che l’impossibilità di usare la servitù, prevista dall’articolo 1074 cod. civ., presuppone, in ogni caso, la contemporanea esistenza dei due fondi, dominante e servente.

Infine, ai sensi dell’articolo 853 del codice civile, nei trasferimenti coattivi le servitù prediali sono abolite, conservate o create in relazione alle esigenze della nuova sistemazione.

Estinzione servitu prediali

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