Rassegna Sentenze
Massimario Giurisprudenza
Home

Impresa agricola

Impresa agricola e cooperativa agricola

Postato da : Redazione | dicembre 25, 2017

La connotazione dei contratti agrari è la funzione economico sociale data dalla costituzione e l’esercizio dell’impresa agricola. Il contratto agrario è valido ed esplica i propri effetti solo se vi è esercizio dell’impresa.

Per rimarcare bene anche il distinguo che vi è tra il “coltivatore la terra” e il “lavoratore dipendente” basti considerare che il codice civile, al titolo secondo del quinto libro, in tema di “lavoro nell'impresa”, alla prima sezione (del capo primo) dedicata all’“imprenditore”, precisa - espressamente - all'art. 2083 c.c. che “sono piccoli imprenditori”, tra gli altri, “i coltivatori diretti del fondo”.

La circostanza, ex se, pare più che sufficiente a escludere che gli affittuari coltivatori diretti possano invocare la tutela dettata dall’art. 36 della Costituzione e, in particolare “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a loro e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”.

Specie considerato che nei contratti di affitto il concedente il fondo rustico (diversamente da quanto si verificava molto spesso, come si è visto sopra, negli ora non più esistenti contratti associativi agrari) non si pone come “datore” di lavoro, o come soggetto che si appropria dei risultati dall'attività lavorativa manuale prestata dall'affittuario “lavoratore”, ma è, unicamente, il proprietario di uno degli elementi dell'azienda di cui l'affittuario “imprenditore agricolo” (a norma di quanto stabilito dall’art. 2135 c.c.) si avvale per l'esercizio della sua impresa.

La giurisprudenza della Suprema Corte, tra l’altro, è, ora, fermissima nel ritenere che se tutte le controversie, in materia di contratti agrari sono di competenza delle sezioni specializzate agrarie e assoggettate al rito di cui agli articoli 409 e seguenti del codice di procedura civile (come si vedrà successivamente nella parte dedicata alla tutela giurisdizionale), ciò non può che significare che solo le norme “processuali” contenute negli artt. 409 e ss. c.p.c. sono riferibili alle controversie in materia di contratti agrari e non certamente quelle “sostanziali”.

“Non può, in particolare - ha affermato in molteplici occasioni la Corte - con riferimento ai contratti di affitto a conduttore coltivatore diretto e con riguardo ai crediti hinc inde nascenti da questi (e, in particolare con riferimento alle controversie aventi a oggetto la ripetizione di somme corrisposte in eccedenza rispetto alla misura dell'equo canone) trovare applicazione l'art. 429, comma III, c.p.c. in tema di interessi e rivalutazione, con decorrenza dal giorno della maturazione del diritto, dei crediti di lavoro” (Cass. 27 novembre 2001 n. 15033, nonché Cass. 6 novembre 2001 n. 13687 e Cass. 30 luglio 2002 n. 11259 che hanno, espressamente e motivatamente disatteso il precedente, contrario indirizzo).

L’art. 2135 c.c., nel testo risultante dalla sostituzione operata dall’art. 1 del Decreto Legislativo 18 maggio 2001 n. 228 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 15 giugno 2001, n. 137 Supplento Ordinario) recante “orientamento e modernizzazione del settore agricolo…”, statuisce che “è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge”.

Il comma II dell’art. 1 del DPR n. 228/2001 precisa poi che “si considerano imprenditori agricoli le cooperative di imprenditori agricoli e i loro consorzi quando utilizzano per lo svolgimento delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile …. prevalentemente prodotti dei soci, ovvero forniscono prevalentemente ai soci beni e servizi diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico”.

Rispetto alla precedente formulazione dell’art. 2135 c.c. il decreto n. 228/2001 ha sostituito la parola “animali” a “bestiame” nel primo comma; ha specificato il significato delle attività agricole introducendo expressis verbis il concetto di “cura e sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso”; ha introdotto il concetto di potenziale utilizzazione del fondo nelle attività in questione; ha ampliato nettamente l’ambito delle “attività connesse” introducendo il concetto della “prevalenza” dei prodotti derivanti dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali e della “prevalenza” delle attrezzature e risorse aziendali nella fornitura di beni e servizi (ivi compresa la fornitura di servizi e ospitalità).

Se sono senz’altro da accogliere con favore le specificazioni operate dal Legislatore relative alle attività agricole facendo riferimento espressamente al ciclo biologico (da sempre inteso come accrescimento delle specie – sia animali che vegetali -) o anche a singole fasi dello stesso (come possono essere l’allevamento, lo svezzamento etc..) nonché il riferimento più generale agli animali (invece che al bestiame) dando così la possibilità di ricomprendere nell’attività agricola l’allevamento di tutti gli animali (e non solo quelli strettamente legati al fondo e/o domestici) molte perplessità si possono rinvenire nell’allargamento a dismisura (forse) operato delle “attività connesse” e anche nel riferimento al potenziale uso del suolo (“le attività … che utilizzano o possono utilizzare il fondo …”).

Nel caso della “connessione” le perplessità sono giustificate dal fatto che nell’Ordinamento italiano l’imprenditore agricolo (a differenza di quello commerciale) non può fallire: non è assoggettato, in altri termini, alle procedure concorsuali; e un eccessivo allargamento delle imprese agricole crea senz’altro una disparità di trattamento tra imprenditori sicuramente poco giustificabile. L’introduzione del concetto di “prevalenza”, per esempio, a parere di chi scrive ha un po’ tradito la ratio che era alla base della vecchia formulazione dell’art. 2135 c.c. e della legge fallimentare che chiaramente voleva privilegiare l’attività agricola in quanto e, praticamente da sempre, ritenuta disagiata, svantaggiata meritevole di tutela.

L’allargamento dell’attività agricola alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione; alla fornitura di beni e servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda nonché alla ricezione e ospitalità sembra giustificare le perplessità di chi (BUONOCORE) ravvisa un elusione consentita dal Legislatore della normativa fallimentare. Sono frequenti, infatti, i casi di attività agrituristiche o di casali trasformati in strutture recettizie a cinque stelle che godono di un regime privilegiato rispetto ad altri albergatori o anche di aziende molto grandi che attraverso il criterio della prevalenza producono, trasformano e commercializzano una quantità immensa di prodotti (ricorrendo in maniera massiccia all’acquisto degli stessi anche da terzi). Senza contare che il II comma dell’art. 1 del DPR n. 228/2001, equiparando le cooperative di imprenditori agricoli (utilizzando anche in questo caso il criterio della prevalenza) e i loro consorzi all’impresa agricola, ha messo in discussione anche il principio della identità soggettiva nella definizione dell’attività connessa pur conservato dalla nuova formulazione dell’art. 2135 c.c. (“si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette…”).

Il riferimento, infine, operato dal Legislatore all’uso solo potenziale del fondo, del bosco o delle acque dolci, salmastre o marine apre, evidentemente, la strada alla classificazione come attività/impresa agricola anche di tutte le attività dirette alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico che si sviluppano in laboratorio e che poco, evidentemente, hanno a che vedere (almeno in via diretta) con il fondo o con il bene immobile naturale in genere.

E ciò rimanda alla questione molto più ampia degli sviluppi (anche transgenici o agli Organismi Geneticamente Modificati) dell’agricoltura.

Se è vero che il DPR n. 228/2001 è stato utilizzato per “orientare e modernizzare il settore agricolo” e adeguarsi agli indirizzi e agli sviluppi dell’Unione Europea è anche vero che la deroga alla normativa fallimentare appare, sotto molti aspetti, del tutto immotivata anche e soprattutto se si pensa che il settore agricolo che giustificava tutta una serie di deroghe, privilegi, crediti e prerogative forse oggi non esiste più.

Impresa agricola

Impresa agricola

Tags

agrari agricoltura contratti

Cerca

Proprietà intellettuale

Ogni diritto sui contenuti (a titolo esemplificativo testi e architettura del sito) è riservato ai sensi della normativa vigente.

I contenuti delle pagine del sito non possono, nè totalmente nè in parte, essere copiati, riprodotti, trasferiti, caricati, pubblicati o distribuiti in qualsiasi modo senza il preventivo consenso scritto della Redazione, fatta salva la possibilità di immagazzinarli nel proprio computer o di stampare estratti delle pagine di questo sito unicamente per utilizzo personale.

Qualsiasi forma di link al presente sito se inserita da soggetti terzi non deve recare danno all'immagine e alle attività della Redazione.

E' vietato il cd. deeplinking ossia l'utilizzo non trasparente, su siti di soggetti terzi, di parti del sito.

L'eventuale inosservanza delle presenti disposizioni, salvo esplicita autorizzazione scritta, sarà perseguita nelle competenti sedi giudiziarie civili e penali.