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Legge 6 novembre 2012, n. 190 – Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione

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Cass. pen. Sez. VI, 07/07/2016, n. 40237
Postato da : Redazione, novembre 23, 2017

In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, attraverso il sistematico ricorso ad atti contrari ai doveri di ufficio non predefiniti, nè specificamente individuabili “ex post”, integra il reato di cui all’art. 319 c.p., e non il più lieve reato di corruzione per l’esercizio della funzione di cui


Cass. pen. Sez. III, 10/09/2015, n. 43397
Postato da : Redazione, novembre 23, 2017

La confisca per equivalente del profitto in materia di reati tributari può essere disposta anche in ordine a condotte tenute prima dell’entrata in vigore della L. 6 novembre 2012, n. 190, che – introducendo nell’ultimo periodo dell’art. 322 ter c.p., comma 1, le parole “o profitto” – ha ampliato l’applicabilità della confisca per equivalente nei


Cass. pen. Sez. VI, 28/11/2014, n. 51688
Postato da : Redazione, novembre 23, 2017

I fatti commessi prima dell’entrata in vigore della L. n. 190 del 2012, nei quali il soggetto attivo ha ottenuto la promessa o dazione del denaro vantando un’influenza sul pubblico ufficiale effettivamente esistente, che pacificamente ricadevano sotto la previsione dell’art. 346 c.p., devono ora essere ricondotti nella nuova fattispecie descritta dall’art. 346 bis c.p., che,


Cass. pen. Sez. VI, 25/09/2014, n. 47271
Postato da : Redazione, novembre 23, 2017

I fatti di corruzione impropria per atto conforme ai doveri d’ufficio continuano ad essere penalmente rilevanti ai sensi dell’art. 318 c.p., per come novellato dalla L. n. 190 del 2012, che, nella sua ampia previsione, li ricomprende integralmente ed anzi che la nuova norma ha allargato l’area di punibilità ad ogni fattispecie di monetizzazione del


Cass. pen. Sez. VI, 25/09/2014, n. 49226
Postato da : Redazione, novembre 23, 2017

Il nuovo testo dell’art. 318 c.p., non ha proceduto ad alcuna abolitio criminis, neanche parziale, delle condotte previste dalla precedente formulazione e ha, invece, determinato un’estensione dell’area di punibilità, configurando una fattispecie di onnicomprensiva monetizzazione del munus pubblico, sganciata da una logica di formale sinallagma e idonea a superare i limiti applicativi che il vecchio


Cass. pen. Sez. VI, 19/06/2014, n. 33881
Postato da : Redazione, novembre 23, 2017

Costituisce elemento sinallagmatico della fattispecie di cui all’art. 319 cod. pen. anche la mera disponibilità mostrata dal pubblico ufficiale di porre in essere futuri atti contrari ai doveri di ufficio non specificamente già individuati.


 repressione illegalità nella pa

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