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Procedimento per la dichiarazione di fallimento

Tutto ciò che occorre conoscere sotto il profilo procedimentale

Postato da : Redazione | dicembre 24, 2017

La riforma realizzata nel biennio 2006/2007, che ha condotto alla riscrittura dell’articolo 15, ha comportato la previsione di una compiuta disciplina del procedimento fallimentare strutturato come un processo contenzioso a cognizione piena, con piena valorizzazione del principio del contraddittorio.

Pertanto, l’articolo 15, così come modificato prima dal d.lgs. n. 5/2006 e poi dal d.lgs. n. 169/2007, stabilisce, in primo luogo, la competenza del Tribunale in composizione collegiale, con le modalità dei procedimenti in camera di consiglio.

La scelta di confermare il rito camerale persegue, senza dubbio, la necessità di garantire un rito celere; da questo punto di vista il rito camerale, che è stato opportunamente definito un “contenitore neutro” che agevolmente si adatta alle esigenze pratiche da realizzare nel caso concreto, rappresenta una scelta condivisibile.

In secondo luogo, il novellato art. 15 espressamente prevede la convocazione del debitore e dei creditori istanti, mediante il decreto di convocazione apposto in calce al ricorso; è, altresì, prevista, la partecipazione del pubblico ministero che abbia assunto l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell’art. 7 l.f..

E’ anche disegnato, in maniera dettagliata, il calendario di questa fase prefallimentare; infatti, è statuito che tra la data della notificazione, a cura di parte, del decreto di convocazione e del ricorso e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni. Il decreto deve contenere l’indicazione che il procedimento è volto all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e fissare un termine non inferiore a sette giorni prima dell’udienza per la presentazione di memorie e per il deposito di documenti e relazioni tecniche. E’, ancora, disposto che i richiamati termini, rispettivamente di quindici e di sette giorni, possono essere abbreviati dal Presidente del Tribunale, con decreto motivato, qualora ricorrano particolari ragioni di urgenza.

Il decreto di convocazione è sottoscritto dal presidente del tribunale o dal giudice relatore se vi è delega alla trattazione del procedimento ai sensi del sesto comma. Il ricorso e il decreto devono essere notificati, a cura della cancelleria, all'indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall'Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti. L'esito della comunicazione è trasmesso, con modalità automatica, all'indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente. Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma dell'articolo 107, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, presso la sede risultante dal registro delle imprese. Quando la notificazione non può essere compiuta con queste modalità, si esegue con il deposito dell'atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso.

Il Tribunale deve contestualmente disporre che l’imprenditore depositi i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonché una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata e può richiedere eventuali informazioni urgenti.

Sotto il profilo più propriamente istruttorio, si precisa che il Giudice Delegato provvede all’ammissione e all’espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio ed è consentito alle parti di nominare consulenti tecnici.

Infine, il Tribunale, ad istanza di parte, può emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta l’istanza.

L’ultimo comma chiarisce che, comunque, non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati, risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare, è complessivamente inferiore a euro trentamila.

Dall’esame della disposizione in commento emerge che il legislatore ha congegnato un procedimento che consta di tre fasi: la prima, quella dell’instaurazione del procedimento (mediante ricorso o richiesta); la seconda, quella della trattazione e dell’istruttoria (audizione delle parti, espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio, presenza degli eventuali consulenti tecnici nominati dalle parti); e, in ultimo, la fase decisoria (sentenza, qualora venga dichiarato il fallimento; decreto motivato nell’ipotesi di rigetto).

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