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Reclamo contro sentenza di fallimento

Reclamo contro a) sentenza dichiarativa di fallimento e b) decreto di rigetto dell’istanza

Postato da : Redazione | dicembre 24, 2017

Il reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento

L’intervento riformatore del legislatore è stato caratterizzato da uno sforzo massimo proprio in relazione alla disciplina delle impugnazioni e ha portato alla completa riformulazione degli artt. 18 e 19 l.f..

Sotto un profilo più squisitamente procedurale, il novellato art. 18 l.f. prevede che contro la sentenza che dichiara il fallimento può essere proposto reclamo dal debitore e da qualunque interessato, con ricorso da depositarsi nella Cancelleria della Corte d’Appello nel termine perentorio di trenta giorni.

Il ricorso deve contenere: 1) l’indicazione della Corte d’Appello competente; 2) le generalità dell’impugnante e l’elezione del domicilio nel comune in cui ha sede la Corte d’Appello; 3) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l’impugnazione, con le relative conclusioni; 4) l’indicazione dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.

Tra l’altro, il reclamo non sospende gli effetti della sentenza impugnata, salvo quanto previsto dall’articolo 19, primo comma.

Per quanto riguarda il dies a quo, il termine per il reclamo decorre per il debitore dalla data della notificazione della sentenza, a norma dell’articolo 17, e per tutti gli altri interessati dalla data della iscrizione nel registro delle imprese ai sensi del medesimo articolo. In ogni caso, si applica la disposizione di cui all’articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile.

Il Presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del reclamante, al Curatore e alle altre parti entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto. Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni. Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede la Corte d’Appello. La costituzione si effettua mediante il deposito in Cancelleria di una memoria contenente l’esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonché l’indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti. L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste.

All’udienza, il collegio, sentite le parti, assume, anche d’ufficio, nel rispetto del contraddittorio, tutti i mezzi di prova che ritiene necessari, eventualmente delegando un suo componente.

E’, altresì, previsto, ai sensi dell’art. 19 l.f., che una volta proposto il reclamo, la Corte d’Appello, su richiesta di parte, ovvero del Curatore, può, quando ricorrono gravi motivi, sospendere, in tutto o in parte, ovvero temporaneamente, la liquidazione dell’attivo. L’istanza si propone con ricorso. Il Presidente, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti dinanzi al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate alle altre parti e al Curatore.

Infine, per quel che concerne la fase decisoria, è stabilito che la corte provvede sul ricorso con sentenza. La sentenza che revoca il fallimento è notificata, a cura della Cancelleria, al Curatore, al creditore che ha chiesto il fallimento e al debitore, se non reclamante, e deve essere pubblicata a norma dell’articolo 17. La sentenza che rigetta il reclamo è notificata al reclamante a cura della Cancelleria.

Il termine per proporre il ricorso per cassazione è di trenta giorni dalla notificazione.

Se il fallimento è revocato, restano salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura.

Le spese della procedura e il compenso al Curatore sono liquidati dal Tribunale, su relazione del Giudice Delegato, con decreto reclamabile ai sensi dell’articolo 26.

Il reclamo contro il decreto di rigetto dell’istanza di fallimento

Qualora il Tribunale non ritenga sussistenti i presupposti per la dichiarazione di fallimento, emetterà un decreto motivato che sarà comunicato alle parti a cura del cancelliere.

Anche in tal caso è prevista la possibilità di reagire avverso il provvedimento di rigetto.

Più precisamente, ai sensi dell’art. 22 l.f., entro trenta giorni dalla comunicazione, il creditore ricorrente o il pubblico ministero richiedente possono proporre reclamo contro il decreto alla Corte d’Appello che, sentite le parti, provvede in camera di consiglio, sempre con decreto motivato. Il debitore non può chiedere in separato giudizio la condanna del creditore istante alla rifusione delle spese ovvero al risarcimento del danno per responsabilità aggravata ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile.

Anche in questa ipotesi, il decreto della Corte d’Appello è comunicato a cura del cancelliere alle parti del procedimento di cui all’articolo 15.

Se la Corte d’Appello accoglie il reclamo del creditore ricorrente o del pubblico ministero richiedente, rimette d’ufficio gli atti al Tribunale, per la dichiarazione di fallimento, salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari.

Infine, è precisato che i termini di cui agli articoli 10 e 11 si computano con riferimento al decreto della Corte d’Appello.

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