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Sentenza dichiarativa di fallimento

Sentenza dichiarativa di fallimento

Postato da : Redazione | dicembre 24, 2017

La sentenza dichiarativa del fallimento

Il Tribunale Fallimentare, ove ritenga sussistenti i presupposti (oggettivo e soggettivo) per la dichiarazione di fallimento, dichiara il fallimento con sentenza, ai sensi dell’articolo 16 l.f..

La sentenza deve, altresì, contenere:

1) la nomina del Giudice Delegato per la procedura;

2) la nomina del Curatore;

3) l’ordine rivolto al fallito di depositare i bilanci e le scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché l’elenco dei creditori, entro tre giorni, se non è stato ancora eseguito a norma dell’articolo 14 l.f.;

4) l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;

5) infine, l’assegnazione ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, del termine perentorio di trenta giorni prima dell’accennata adunanza per la presentazione in Cancelleria delle domande di insinuazione.

Non va tralasciato che la sentenza dichiarativa di fallimento, in quanto provvedimento giurisdizionale e come tale soggetto al principio di cui all’articolo 111 Cost., deve essere motivata. Tuttavia, attese le peculiari caratteristiche del procedimento camerale e le ragioni di urgenza che determinano la deliberazione, non è richiesta una motivazione articolata come quella della sentenza che definisce un ordinario processo di cognizione, onde soltanto la totale assenza di motivazione comporta la nullità del provvedimento.

Inoltre, il passaggio in giudicato della sentenza de qua ha efficacia erga omnes con riferimento allo status di fallito dell’imprenditore che da essa promana.

E’ evidente, quindi, che in essa convivono sia il momento “dichiarativo” che l’effetto “costitutivo”.

Infatti, con la sentenza dichiarativa di fallimento si compie un duplice accertamento (momento dichiarativo):

a) si accerta la natura di imprenditore commerciale del soggetto dichiarato fallito (presupposto soggettivo);

b) si accerta lo stato di insolvenza (presupposto oggettivo).

Allo stesso tempo, la sentenza che dichiara il fallimento rivela una natura costitutiva, atteso che, una volta accertati i due richiamati presupposti, produce, nei confronti dell’imprenditore assoggettato alla procedura fallimentare, lo status di fallito, con l’effetto di privarlo dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data della dichiarazione di fallimento (ivi compresi i beni che gli pervengono durante il fallimento), nonché della legittimazione processuale in relazione alle controversie relative ai suoi rapporti di diritto patrimoniale compresi nel fallimento (in questo caso la legittimazione compete al Curatore).

Contemporaneamente, produce effetti anche nei confronti della massa dei creditori, dal momento che la dichiarazione di fallimento apre il concorso degli stessi sul patrimonio del fallito, determinando, in tal modo, il divieto delle azioni esecutive e cautelari individuali.

Dal punto di vista dell’efficacia, è disposto che la sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’articolo 133, primo comma, c.p.c.. Invece, con riguardo ai terzi, la riforma del 2006 ha previsto che gli effetti nei riguardi dei terzi si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’articolo 17, secondo comma, l.f..

Infine, entro il giorno successivo al deposito della sentenza in Cancelleria, la stessa è notificata, su richiesta del cancelliere, ai sensi dell’articolo 137 del c.p.c., al debitore, eventualmente presso il domicilio eletto nel corso del procedimento previsto dall’articolo 15 l.f., ed è comunicata per estratto, ai sensi dell’articolo 136 del c.p.c., al pubblico ministero, al Curatore e al richiedente il fallimento. L’estratto deve contenere il nome del debitore, il nome del Curatore, il dispositivo e la data del deposito della sentenza. La sentenza è anche annotata presso l’ufficio del registro delle imprese ove l’imprenditore ha la sede legale e, se questa differisce dalla sede effettiva, anche presso quello corrispondente al luogo ove la procedura è stata aperta.

A tal fine, il cancelliere, sempre entro il giorno successivo al deposito, trasmette, anche per via telematica, l’estratto della sentenza all’ufficio del registro delle imprese, così come specificato nel periodo precedente (art. 17 l.f.).

Il decreto di rigetto

Il Tribunale, all’esito dell’istruttoria prefallimentare, può anche emettere decreto di rigetto dell’istanza di fallimento ove ritenga non sussistenti i presupposti per la dichiarazione di fallimento.

Gli unici problemi interpretativi al riguardo concernono l’idoneità – o meno - al giudicato di siffatto decreto.

A tale proposito, la costante giurisprudenza di legittimità afferma che non è ammissibile il ricorso per Cassazione avverso il decreto che rigetta l’istanza di fallimento di un imprenditore. Il provvedimento, infatti, non preclude in alcun modo la presentazione di un nuovo ricorso nei medesimi termini di quello respinto e, di conseguenza, difetta dei requisiti di definitività e decisorietà.

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