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Servitù di acquedotto

Servitù di acquedotto

Postato da : Redazione | dicembre 25, 2017

Ai sensi del primo comma dell’articolo 1033 del codice civile, il proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle acque di ogni specie che si vogliono condurre da parte di chi ha, anche solo temporaneamente, il diritto di utilizzarle per i bisogni della vita o per usi agrari o industriali.

Nella servitù di acquedotto coattivo, la determinazione del luogo attraverso cui deve effettuarsi il passaggio delle acque non può farsi se non con riguardo alla concreta situazione di fatto, considerandosi di volta in volta gli elementi che devono concorrere alla scelta della situazione più equa con il temperamento dei contrastanti interessi, nel rispetto del criterio del minor pregiudizio per il fondo servente e della maggiore convenienza sia per detto fondo che per il fondo dominante.

Per la costituzione della servitù coattiva di acquedotto è sufficiente che sussistano tutte le condizioni previste dall'articolo 1037 cod. civ., ovvero:

a) la disponibilità dell’acqua che si intende far passare sul fondo altrui per il tempo per cui si richiede il passaggio;

b) la sufficienza dell’acqua per l'uso al quale la si vuole destinare;

c) la convenienza e la minore pregiudizievolezza per il fondo servente del passaggio richiesto, avuto riguardo alle condizioni dei fondi vicini, al pendìo e alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sblocco delle acque.

Gli articoli 1038 e 1039 del cod. civ. dettano i criteri indennitari per la servitù (pubblica o privata) di acquedotto stabilendo, in particolare, che:

a) chi vuol condurre acqua per il fondo altrui deve pagare il valore, secondo la stima, dei terreni da occupare, senza detrazione delle imposte e degli altri carichi inerenti al fondo, oltre l’indennità per i danni;

b) per i terreni occupati solo per il deposito delle materie estratte e per il getto dello spurgo si deve pagare la metà del valore del suolo.

Ai sensi del successivo articolo 1039, se il passaggio delle acque è domandato per un tempo non maggiore di nove anni, il pagamento dei valori e delle indennità previste dall’art. 1038 è ristretto alla sola metà, ma con l’obbligo, scaduto il termine, di rimettere le cose nel primitivo stato.

I suesposti criteri bene possono essere analogicamente applicati all'ipotesi di imposizione di fatto della servitù stessa mediante la realizzazione dell'opera idraulica da parte di un pubblico concessionario, non preceduta da un apposito provvedimento dell'autorità amministrativa, emesso a conclusione di una regolare procedura di espropriazione per pubblico interesse. In tal caso, però, l'applicazione analogica non può che riguardare l'intera norma la quale, in ossequio ad una ovvia ed insopprimibile ratio differenziatrice, distingue, ai fini del calcolo dell'indennità, tra i terreni fisicamente e stabilmente occupati dalla condotta e quelli, costituenti le fasce laterali di rispetto, occupati soltanto per il deposito delle materie estratte e per il getto dello spurgo (e, come dice la stessa norma, liberamente utilizzabili dal proprietario del fondo servente purché senza pregiudizio dell'acquedotto, del suo spurgo e della sua manutenzione), stabilendo che per i primi venga pagato il loro intero valore (oltre ai "danni, ivi compresi quelli derivanti dalla separazione in due o più parti o da altro deterioramento del fondo da intersecare") e per i secondi soltanto la metà del loro valore. In ogni caso, non può escludersi a priori che per dette fasce possa e debba adottarsi un diverso e più favorevole criterio di valutazione ove, relativamente ad esse, la necessità dell’asservimento importi limitazioni al diritto del proprietario non diverse da quelle gravanti sull’area fisicamente occupata dalla conduttura, ossia quando le facoltà di utilizzazione delle medesime da parte del proprietario siano più ridotte rispetto a quelle espressamente riconosciutegli dal secondo comma dell’articolo 1038 cod. civ. o addirittura soppresse (Cass. n. 9926/2004).

Sono esenti da questa servitù le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti (articolo 1033, secondo comma). Siffatta esenzione è esclusa soltanto in presenza di situazioni di interclusione assoluta non altrimenti eliminabile.

Per quel che concerne i rapporti tra i proprietari dei fondi dominante e servente, l’articolo 1040 del cod. civ. si premura di statuire che chi possiede un acquedotto nel fondo altrui non può immettervi maggiore quantità d’acqua, se l’acquedotto non ne è capace o ne può venire danno al fondo servente.

Servitu acquedotto

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