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Servitù: acquisto per usucapione

Acquisto della servitù per usucapione

Postato da : Redazione | dicembre 25, 2017

Il tema dell’acquisto delle servitù per usucapione impone l’approfondimento della distinzione tra servitù apparenti e servitù non apparenti, dal momento che solo le prime possono essere acquistate mediante queste due modalità acquisitive. Le servitù non apparenti sono quelle che non hanno opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio (articolo 1061 cod. civ.). Ne discende che il requisito dell'apparenza consiste nella presenza di opere permanenti, artificiali o naturali, obiettivamente destinate all’esercizio della servitù, così da rivelare, per la loro struttura e funzionalità, l'esistenza del peso gravante sul fondo servente, e visibili, in modo da escludere la clandestinità del possesso e da farne presumere la conoscenza al proprietario del fondo asservito. E’ chiaro, quindi, che il requisito in esame deve essere legato ad una situazione oggettiva di fatto di per sé rivelatrice dell'assoggettamento di un fondo ad un altro per la presenza di opere inequivocamente destinate all'esercizio della servitù e deve, conseguentemente, dipendere dalle oggettive caratteristiche dell'opera e non dal modo in cui questa è stata utilizzata.

L'accertamento dell'apparenza della servitù, al fine di stabilire se questa possa essere acquistata per usucapione, è una quaestio facti rimessa alla valutazione del giudice del merito e, come tale, è incensurabile in sede di legittimità se sorretta da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici.

Con riferimento alla specifica questione della configurabilità di una servitù di parcheggio, è stato deciso che (Cass. n. 20409/2009) il parcheggio di autovetture su di un'area può costituire legittima manifestazione di un possesso a titolo di proprietà del suolo, ma non anche estrinsecazione di un potere di fatto riconducibile al contenuto di un diritto di servitù, diritto caratterizzato, come abbiamo messo in evidenza al primo paragrafo, dalla realitas, intesa come inerenza al fondo dominante dell'utilità così come al fondo servente del peso, mentre la mera commoditas di parcheggiare l'auto per specifiche persone che accedano al fondo (anche numericamente limitate) non può in alcun modo integrare gli estremi della utilità inerente al fondo stesso, risolvendosi, viceversa, in un vantaggio meramente personale dei proprietari.

Ancora, è stato ulteriormente precisato che non è sufficiente l'esistenza di una strada o di un percorso idonei allo scopo per sancire l’esistenza di una servitù di passaggio, essendo, invece, essenziale che essi mostrino di essere stati posti in essere al preciso fine di dare accesso attraverso il fondo preteso servente a quello preteso dominante; pertanto, occorre un "quid pluris" che dimostri la loro specifica destinazione all'esercizio della servitù stessa. In altre parole la Corte ha ritenuto che il mero passaggio tra i due fondi realizzato con la semplice copertura con terra di qualche tubo posto nell'alveo del fosso, non fosse certamente un ponte vero e proprio e, comunque, non potesse ritenersi opera significativa ai fini della specifica destinazione all'esercizio di una servitù di passaggio (Cass. n. 13238/2010).

Ai sensi dell’articolo 1158 del codice civile, il diritto di servitù si acquista per usucapione in virtù del possesso continuato per “venti anni”. Anche in questo caso si applica l’usucapione abbreviata in presenza di un titolo idoneo a costituire il diritto di servitù debitamente trascritto [dieci anni dalla data della trascrizione (art. 1159 cod. civ.)].

Infine, pare opportuno mettere in evidenza che l’istituto della “usucapio libertatis” non trova riconoscimento in alcuna norma, né, a tal fine, può farsi riferimento, in via analogica, all’articolo 1159 del codice civile che sancisce che chi acquista in buona fede, da chi non è proprietario di un immobile, in forza di un titolo che sia idoneo a trasferire la proprietà (o altro diritto reale di godimento) e che sia trascritto, ne compie l’usucapione in suo favore decorsi dieci anni dalla data della trascrizione. Infatti, come già chiarito, la materia dell'estinzione per non uso delle servitù trova la sua puntuale regolamentazione nell'articolo 1073 cod. civ., che collega tale effetto esclusivamente all'inerzia del titolare che si sia protratta per venti anni, sicché non basta che il proprietario del fondo servente, avendolo acquistato in buona fede come esente dal peso, lo abbia, altresì, posseduto per dieci anni, dopo la trascrizione del titolo.

Servitu acquisto per usucapione

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modalità di esercizio e di godimento della servitù

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