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Le servitù coattive

Modo di costituzione delle servitù: le servitù coattive

Postato da : Redazione | dicembre 25, 2017

Le servitù possono essere costituite in via coattiva, oppure volontariamente, per usucapione, per destinazione del padre di famiglia.

In ordine alle servitù coattive, appare opportuno rammentare che l’articolo 1032 del codice civile (che, appunto, apre il capo secondo intitolato “delle servitù coattive”) stabilisce che “quando, in forza di legge, il proprietario di un fondo ha diritto di ottenere da parte del proprietario di un altro fondo la costituzione di una servitù, questa in mancanza di contratto è costituita con sentenza. Può anche essere costituita con atto dell’autorità amministrativa nei casi specialmente determinati dalla legge”.

Per comprendere in pieno la norma de qua ed, in particolare, la locuzione “in forza di legge” giova mettere in evidenza che molte sono le disposizioni, contenute sia in leggi speciali sia nel codice civile stesso, che espressamente prevedono la costituzione “coattiva” di servitù a tutela di interessi generali.

A titolo di esempio, l’articolo 1 della Legge n. 1202 del 1968, in ordine alle distanze legali dalla sede ferroviaria, stabilisce che “ferme restando le norme relative alle distanze risultanti dal codice civile e dai regolamenti locali, le proprietà laterali alle strade ferrate pubbliche sono soggette a tutti i pesi e servitù di cui agli articoli da 55 a 79 della legge sulle opere pubbliche 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, ed alle altre maggiori servitù di cui al titolo V della legge stessa, con le modificazioni di cui agli articoli seguenti”. A tal ultimo proposito la Suprema Corte ha spiegato che le disposizioni in materia di distanze legali dalla sede ferroviaria concernono esclusivamente le proprietà laterali alle strade ferrate e hanno lo scopo di rendere libera la visuale per la sicurezza della circolazione dei convogli ferroviari. Nel caso in cui la strada ferrata corre in galleria non è ipotizzabile l’operatività della normativa in commento atteso che i fondi sovrastanti al manufatto ferroviario non possono essere considerati laterali e non sussiste l’esigenza di assicurare un’ampia visuale libera ai conduttori dei treni, la quale è preclusa in radice dalla stessa struttura della galleria (Cass. n. 9135/1993).

Ancora, l’articolo 49 del D.P.R. n. 753 del 1980, tra le altre limitazioni, prevede per i proprietari, lungo i tracciati delle linee ferroviarie, il divieto di costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie ad una distanza, da misurarsi in proiezione orizzontale, minore di metri trenta dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia.

Inoltre, il codice dell’ordinamento militare (Decreto Legislativo n. 66 del 2010) stabilisce che il diritto di proprietà può essere soggetto a limitazioni in vicinanza delle opere e installazioni permanenti e semipermanenti di difesa, ecc., con l’ulteriore precisazione, al fine di ridurre il più possibile il sacrificio per il proprietario, che tali limitazioni non solo devono avere una durata massima di cinque anni (con l’ulteriore previsione che ogni cinque anni si dovrà procedere a revisione generale per accertare se i pesi sono ancora necessari per le esigenze della difesa) ma devono anche essere imposte nella misura direttamente e strettamente necessaria per il tipo di opere o di installazioni di difesa.

E’ evidente che, in virtù del disposto di cui all’articolo 1032 del cod. civ., “i pesi” potranno essere imposti, in mancanza di accordo, sia con sentenza che con atto dell’autorità amministrativa, quest’ultimo tutte le volte in cui la Pubblica Amministrazione sia titolare di un diritto alla servitù.

Il diritto di chiedere e, di conseguenza, l’azione giudiziale finalizzata ad ottenere la costituzione in via coattiva della servitù è imprescrittibile ed irrinunciabile e spetta sia al proprietario che al titolare di un diritto reale di godimento.

In presenza di un accordo, è dubbio se ci troviamo di fronte ad una servitù coattiva o, viceversa, ad una servitù volontaria. Secondo un primo orientamento dottrinario, che trova conferme nella giurisprudenza di legittimità, una servitù costituita a mezzo di un negozio giuridico ha natura volontaria, anche se sussistano i presupposti di legge per la costituzione della servitù, a meno che dall'atto non risulti chiaramente che le parti si siano determinate alla costituzione della stessa in adempimento di un obbligo di legge. A questo filone giurisprudenziale e dottrinale se ne contrappone un altro che afferma che le servitù costituite convenzionalmente possono avere natura coattiva e la coattività si presume in presenza dei presupposti di legge, a meno che dal negozio costitutivo non emerga una concreta ed inequivoca volontà delle parti di costituire una servitù volontaria.

E’ chiaro che la disputa dottrinaria in commento non ha un carattere meramente teorico ma l’adesione all’una o all’altra tesi ha conseguenze dirette sul piano operativo, ovvero degli effetti giuridici; infatti, se si aderisce alla natura “volontaria” (convenzionale) della servitù consegue che i contraenti (proprietari rispettivamente del fondo dominante e del fondo servente) possono, sempre convenzionalmente, modificare la servitù stessa; nel secondo caso, invece, sarà necessario adire l’autorità giudiziaria.

Qualora sia costituita una servitù coattiva, il giudice, anche d’ufficio, può determinare le condizioni mediante le quali la costituenda servitù deve essere esercitata; quindi, in una ipotesi di servitù di passaggio, ritenuta illegittima perché sprovvista di titolo, la preesistenza di un tracciato non può condizionare le decisioni da assumersi al riguardo da parte del giudice, che vanno, invece, improntate alla situazione dei luoghi e, tra l’altro, all'aggravio del fondo servente.

Infatti, ai sensi del secondo comma dell’articolo 1032 del codice civile “la sentenza stabilisce le modalità della servitù e determina l’indennità dovuta”. Inoltre, il pagamento dell’indennità rappresenta una condicio sine qua non per l’esercizio della servitù considerato che, finché il proprietario del fondo dominante non provvede al relativo pagamento, il proprietario del fondo servente può opporsi all’esercizio della relativa servitù.

Infine, vale la pena sottolineare che, ai sensi dell’articolo 2643 del codice civile, le sentenze che operano la costituzione, il trasferimento o la modificazione di un diritto di servitù sono soggette a trascrizione.

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