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Servitù di presa o di derivazione di acqua

Servitù di presa o di derivazione di acqua

Postato da : Redazione | dicembre 25, 2017

Il titolo sesto del libro dedicato alla “proprietà” si conclude con il capo ottavo contenente la disciplina “di alcune servitù in materia di acque” e, più nello specifico, i) la servitù di presa o di derviazione di acqua (sezione prima) e ii) la servitù degli scoli e degli avanzi di acqua (sezione seconda). Prima di dedicarci all’esame di alcune delle disposizioni più importanti di questa categoria di servitù, appare opportuno richiamare la pronuncia della Suprema Corte (Cass. n. 7475/1995) che ha fornito una definizione oltremodo chiara ed esaustiva delle servitù de quibus.

In particolare, è stato spiegato che:

a) la servitù di presa o derivazione di acqua disciplinata dagli articoli 1080 e seguenti del codice civile consiste nel diritto di prelevare o derivare mediante manufatti l'acqua esistente nel fondo servente per ricondurla in una determinata quantità nel fondo dominante;

b) la servitù degli avanzi è quella servitù con la quale il proprietario di un fondo che ha una certa quantità d'acqua per un determinato uso si obbliga a restituire ciò che sopravanza al proprietario di altro fondo; il primo è il fondo servente, il secondo il fondo dominante;

c) la servitù degli scoli (articolo 1094 cod. civ.) ha, invece, per oggetto gli scoli o acque colaticce che derivano dal fondo superiore e sono ricevute ed usate dal fondo inferiore; fondo dominante è il fondo inferiore che riceve le acque e le usa a proprio vantaggio impedendone la diversione; fondo servente è il fondo superiore dal quale le acque provengono.

Passando all’analisi più dettagliata delle principali disposizioni normative in materia ed, in particolare, dalla servitù di presa o di derivazione di acqua, occorre esordire rammentando che l’articolo 1080 cod. civ. perentoriamente sancisce che “il diritto alla presa d’acqua continua si può esercitare in ogni istante”. Entrando più nel dettaglio, occorre ancora mettere in evidenza che quando la quantità d’acqua non è stata determinata ma la derivazione è stata fatta per un dato scopo, si intende concessa la quantità necessaria per il detto scopo (articolo 1083 cod. civ.). In ordine alle modalità di esercizio, è espressamente disposto che quando non dispone il titolo o non è possibile riferirsi al possesso, si osservano gli usi locali. In mancanza, si applicano le disposizioni previste, in via meramente sussidiaria, dal codice civile; a titolo di esempio è previsto che il diritto alla presa d’acqua si esercita, per l’acqua estiva, dall’equinozio di primavera a quello d’autunno (articolo 1085, prima parte del primo comma, cod. civ.). In ordine ai rapporti tra proprietari dei fondi dominante e servente, è sancito che il secondo può domandare che il canale sia mantenuto convenientemente spurgato e che le sue sponde siano tenute in stato di buona manutenzione a spese del primo (articolo 1090 cod. civ.). Ancora, se per fatti indipendenti dalla volontà del proprietario si verifica una diminuzione dell’acqua tale che essa non possa bastare alle esigenze del fondo servente, il proprietario di questo può chiedere una riduzione della servitù, avuto riguardo ai bisogni di ciascun fondo. In tale ipotesi è, comunque, prevista una congrua indennità in favore del proprietario del fondo dominante (articolo 1093 cod. civ.).

Tra l’altro, è stato deciso che non può costituire ostacolo alla ravvisabilità di una servitù di presa d'acqua la circostanza che l'acqua da prelevare dal fondo servente fosse fornita allo stesso da un ente pubblico, perché, se è indubitabile l'inammissibilità di servitù che abbiano ad oggetto acque pubbliche, l'acqua, una volta immessa nella condotta del fondo servente, da cui viene prelevata a favore del fondo dominante, diviene privata. Come è stato osservato dalla dottrina, per la servitù di presa d'acqua nel nostro ordinamento non è più richiesto il requisito, posto dal diritto romano, che si tratti di acqua viva, considerato che non vi è difficoltà a riconoscere la possibilità di costituire una servitù di presa d'acqua anche da una cisterna di acqua piovana. D'altro canto, non è nemmeno più richiesto il requisito, pure posto dal diritto romano, della derivabilità dell'acqua ex capite vel ex fonte, cosicché, attualmente, la derivazione può eseguirsi anche da un serbatoio, da un canale o da una condotta, alla stessa maniera che dalla sorgente. Inoltre, sempre nella stessa pronuncia è chiarito che la fornitura dell'acqua da parte di un terzo è equiparabile ai fattori metereologici per la presa d'acqua da una cisterna di acqua piovana, e, di conseguenza, costituisce un elemento estraneo al rapporto di servitù ravvisabile tra i due fondi (Cass. n. 1315/2003). Infine, è stato ulteriormente deciso che l’azione diretta al ripristino di una situazione di fatto preesistente, corrispondente all'esercizio del diritto di servitù di presa d'acqua, è un’azione petitoria. Infatti, è noto che lo spoglio può anche consistere nella semplice modifica della situazione di fatto preesistente. La modifica delle condizioni di erogazione del flusso dell'acqua, come dimostrano gli articoli 1080 cod. civ. (presa d’acqua continua), 1083 cod. civ. (determinazione della quantità d'acqua) e 1092 (deficienza dell’acqua) cod. civ. rileva, quindi, nel giudizio petitorio. [articolo 1092 Deficienza dell’acqua. 1. La deficienza dell’acqua deve essere sopportata da chi ha diritto di prenderla e di usarla nel tempo in cui la deficienza si verifica. 2. Tra diversi utenti la deficienza dell'acqua deve essere sopportata prima da quelli che hanno titolo o possesso più recente, e tra utenti in parità di condizione dall'ultimo utente. 3. Tuttavia l'autorità giudiziaria, con provvedimento in camera di consiglio, sentiti gli uffici tecnici competenti, può modificare o limitare i turni di utilizzazione e dare le altre disposizioni necessarie in relazione alla quantità di acqua disponibile, agli usi e alle colture a cui l'acqua è destinata. 4. Il concedente dell'acqua è tenuto a una proporzionale diminuzione del corrispettivo per la deficienza dell'acqua verificatasi per causa naturale o per fatto altrui. Parimenti si fa luogo alle dovute indennità in conseguenza delle modificazioni o limitazioni di turni, che siano state disposte dall'autorità giudiziaria].

Servitu presa derivazione acqua

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