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Servitù di scarico coattivo

Servitù di scarico coattivo

Postato da : Redazione | dicembre 25, 2017

La servitù coattiva di scarico, di cui all’articolo 1043 del cod. civ., può essere domandata per liberare il proprio immobile sia dalle acque sovrabbondanti potabili o non potabili, provenienti da acquedotto o da sorgente esistente nel fondo o dallo scarico di acque piovane, sia dalle acque impure, risultanti dal funzionamento degli impianti agricoli od industriali o degli impianti e servizi igienico - sanitari di edifici.

Giova puntualizzare che il testo legislativo non impone una distinzione tra acque impure ed acque luride, intese queste ultime come le acque di scarico delle latrine, dal momento che anche queste sono impure né è dato alcun criterio di distinzione delle une dalle altre, trattandosi pur sempre di acque. Il riferimento alle acque, contenuto nel secondo comma dell’articolo 1043 cod. civ., è fatto unicamente per stabilire che, in tale ipotesi, la servitù coattiva va subordinata all’adozione di precauzioni atte ad evitare pregiudizi o molestie (Cass. n. 3750/2007).

Sempre al fine di contemperare gli opposti interessi, l’articolo 1044 del cod. civ., in tema di bonifica, al secondo comma precisa che se il prosciugamento risulta in contrasto con gli interessi di coloro che utilizzano le acque provenienti dal fondo paludoso e se gli opposti interessi non si possono conciliare con opportune opere che importino una spesa proporzionata allo scopo, dovrà essere il giudice a dare le disposizioni idonee ad assicurare l’interesse prevalente, tenuto, comunque, conto delle esigenze generali della produzione.

Servitu scarico coattivo

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