Rassegna Sentenze
Massimario Giurisprudenza
Home

Spese del procedimento cautelare

Il regime delle spese del procedimento cautelare

Postato da : Redazione | dicembre 26, 2017

Qualora il giudice adìto emetta un provvedimento negativo (per motivi di merito o di rito) prima dell’inizio della causa di merito, deve provvedere, nella stessa ordinanza di rigetto, definitivamente sulle spese del procedimento cautelare (art. 669 septies, secondo comma, c.p.c.).

Se, invece, è iniziata la causa di merito, sarà la sentenza che definisce il giudizio di merito a contenere anche la statuizione sulle spese della fase cautelare.

Sul punto si è pronunciata la Corte Costituzionale, atteso che, con ordinanza del 1.8.01, il Tribunale di Torino sollevava, in riferimento all’art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell’art. 669 septies, secondo comma, c.p.c., nella parte in cui non prevede che il giudice possa provvedere sulle spese nel caso di pronuncia di rigetto o di dichiarazione di incompetenza sulla domanda di provvedimento cautelare proposta nel corso della causa di merito. Ad avviso del rimettente si era di fronte a una ingiustificata disparità di trattamento, lesiva dell’art. 3 Cost., tra due situazioni omogenee, secondo che la soccombenza riguardi una domanda cautelare proposta ante causam o in corso di causa, potendo la condanna alle spese seguire solo nel primo caso e non anche nel secondo. Inoltre, il giudice di merito riteneva che la mancata previsione della regolazione delle spese nei casi di rigetto delle istanze cautelari proposte nel corso del processo non potesse essere ragionevolmente giustificata con l’argomento che tale regolazione avvenga con la sentenza che definisce il giudizio, perché non sempre i processi si chiudono con sentenza.

La Corte Costituzionale ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 669 septies, secondo comma, c.p.c. sollevata dal Tribunale di Torino replicando che in tema di condanna nelle spese giudiziali civili vige la regola generale per cui essa è correlata alla chiusura del procedimento avanti al giudice (art. 91 c.p.c.); di tale regola l’art. 669 septies c.p.c., concernente la liquidazione delle spese in caso di rigetto della domanda cautelare proposta ante causam, rappresenta un’applicazione, in quanto - non essendo previsto alcun automatismo per l’inizio del giudizio di merito - il provvedimento di rigetto definisce il procedimento cautelare; invece, il provvedimento di rigetto della domanda cautelare proposta in corso di causa non “chiude” il processo avanti al giudice (semmai definisce solo un sub-procedimento interno al giudizio a cognizione piena), e per tale ragione la decisione sulle spese relative alla domanda cautelare è rimessa al momento della definizione del giudizio di merito; pertanto, la censura di disparità di trattamento fra l’ipotesi del rigetto ante causam e quella del rigetto in corso di causa, fra le quali non sussiste alcuna omogeneità, è manifestamente infondata; altrettanto deve dirsi per la censura di irragionevolezza, prospettata in ragione del rilievo che non sempre il giudizio di merito è definito con sentenza; infatti, tale ipotesi si verifica in caso di estinzione del giudizio, la quale - che avvenga per rinuncia agli atti, ovvero per inattività delle parti - non solo trova nel codice precise regole riguardo alle spese (art. 306, ultimo comma; art. 310, ultimo comma), ma, comunque, si correla ad una decisione delle parti (e, quindi, anche di quella che vede rigettata l’altrui domanda cautelare); circa l’ulteriore profilo di censura relativo all’esistenza di provvedimenti provvisori che regolano le spese pur non definendo il giudizio avanti al giudice che li pronuncia, discostandosi dalla regola emergente dall’art. 91 c.p.c. (come nel caso, citato dal rimettente, della liquidazione delle spese recata dall’ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione ex art. 186 quater c.p.c., ma anche nei casi del decreto ingiuntivo ex art. 641 c.p.c. e dell’ordinanza-ingiunzione ex art. 186 ter c.p.c.), è decisivo il rilievo che queste deroghe alla regola generale non possono essere assunte come tertia comparationis, perché, al di là delle peculiarità di struttura e funzione di ciascun istituto, sono correlate all’attitudine di tali provvedimenti ad acquisire successivamente un certo grado di stabilità circa l’assetto degli interessi coinvolti, eventualmente con la forza del giudicato o con la possibilità di essere posti in discussione solo in successivi giudizi a cognizione piena (Corte Cost., 23.7.02, n. 384).

Anche in caso di cessazione della materia del contendere, spetterà al giudice della cautela statuire sulle spese.

Il successivo terzo comma dell’articolo in esame stabilisce che la condanna alle spese è immediatamente esecutiva.

Il testo originario dell’art. 669 septies, terzo comma, c.p.c. disponeva che “la condanna alle spese è immediatamente esecutiva ed è opponibile ai sensi degli artt. 645 e seguenti in quanto applicabili, nel termine perentorio di venti giorni dalla pronuncia dell’ordinanza se avvenuta in udienza o altrimenti dalla sua comunicazione”.

L’eliminazione del secondo periodo, ad opera del primo comma dell’art. 50 l. n. 69 del 18.6.09, che prevedeva la possibilità di presentare opposizione avverso il capo relativo alla condanna alle spese, fa presumere che l’attuale intentio legis sia quella di consentire il ricorso al reclamo, ai sensi dell’art. 669 terdecies c.p.c., anche avverso questo capo dell’ordinanza cautelare.

Tra l’altro, questa soluzione era stata ritenuta praticabile già in precedenza, in caso di compensazione delle spese. Al riguardo era stato osservato che in tema di spese del procedimento cautelare gli artt. 669 septies, terzo comma, e 669 terdecies c.p.c. vanno interpretati nel senso che, avverso l’ordinanza di rigetto dell’istanza cautelare con compensazione delle spese, è ammissibile il reclamo ai sensi del citato art. 669 terdecies, mentre contro il provvedimento adottato sul reclamo (ovvero dopo il decorso dei termini per la proposizione dello stesso) è del pari legittima l’opposizione di cui all’art. 669 septies, i cui termini iniziano a decorrere, rispettivamente, o dalla scadenza del termine per proporre il reclamo o dalla pronuncia, se resa in udienza, o dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice del reclamo che rende definitiva la pronuncia sulle spese (cfr. Cass. sez. un. 28.12.2001, n. 16214).

Il successivo art. 669 octies, al comma sette, introdotto dal già citato intervento riformatore del 2009, sancisce che il giudice, quando emette uno dei provvedimenti cautelari - per i quali vige la regola della strumentalità attenuata - prima dell’inizio della causa di merito, provvede sulle spese del procedimento cautelare.

L’intervento legislativo, in realtà, non ha fatto altro che prendere atto di un orientamento già consolidato in dottrina e in giurisprudenza. Infatti, anteriormente all’introduzione del settimo comma, era stato deciso che il codice di rito prevede espressamente all’art. 669 septies, secondo comma, c.p.c. la condanna alle spese in caso di provvedimento negativo, mentre nulla viene detto con riferimento al provvedimento di accoglimento, regolato dal successivo art. 669 octies c.p.c. Il Collegio, peraltro, in uno con la dottrina più autorevole e maggioritaria, ritiene che in tal caso operi il principio generale della soccombenza scolpito nell’art. 91 c.p.c. Al riguardo è appena il caso di osservare che trattasi di principio generale la cui inapplicabilità richiederebbe espressa menzione e, specularmente, la cui esclusione non può essere dedotta dalla semplice non menzione. Sotto altro e diverso profilo, deve rimarcarsi che, diversamente opinando, si costringerebbero le parti ad intraprendere la strada del giudizio di merito (con sopportazione dei relativi costi) al solo fine di ottenere una pronuncia sulle spese della fase cautelare, anche là dove fosse venuto meno ogni altro interesse alla prosecuzione della controversia, in aperto e frontale contrasto con lo spirito deflattivo che permea l’intera novella (Trib. Larino, 13.3.07).

Infine, appare opportuno rammentare che l’art. 96 c.p.c., ai commi due e tre, sancisce che il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l’attore che ha agito senza la normale prudenza (secondo comma). In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91 c.p.c., il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata (terzo comma).

Sull’applicabilità anche del terzo comma al procedimento cautelare, si è pronunciata in senso favorevole la giurisprudenza di merito rilevando che il presupposto per l’applicazione di tale norma, ad avviso di questo Giudice, è il medesimo previsto dal primo comma dell’art. 96 c.p.c ossia che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. Questa, infatti, è l’interpretazione più convincente, anche perché costituzionalmente orientata, della norma poiché è evidente che, se si prescindesse dai predetti requisiti, il solo agire o resistere in giudizio sarebbe sufficiente a giustificare la condanna, soluzione questa che pare in contrasto con il parametro dell’art. 24 Cost., senza contare che il giudice non avrebbe elementi oggettivi al quale ancorare la propria valutazione. Da tale premessa consegue anche che la norma in esame è applicabile anche nei procedimenti cautelari che si concludano con una pronuncia sulle spese (art. 669 septies, secondo comma, e art. 669 octies, terzultimo comma, c.p.c), sul presupposto che l’espressione sentenza contenuta nel primo comma dell’art. 96 c.p.c. ben possa essere intesa come provvedimento che definisce il procedimento. Ovviamente la mala fede e la colpa grave non possono che essere desunti da comportamenti specifici della parte secondo un giudizio di inferenza proprio dell’accertamento della sussistenza dei fatti illeciti, civili e penali (Trib. Verona, 21.3.11).

Spese procedimento cautelare

Spese procedimento cautelare

Tags

conseguenze notifica oltre il termine di otto giorni

Cerca

Proprietà intellettuale

Ogni diritto sui contenuti (a titolo esemplificativo testi e architettura del sito) è riservato ai sensi della normativa vigente.

I contenuti delle pagine del sito non possono, nè totalmente nè in parte, essere copiati, riprodotti, trasferiti, caricati, pubblicati o distribuiti in qualsiasi modo senza il preventivo consenso scritto della Redazione, fatta salva la possibilità di immagazzinarli nel proprio computer o di stampare estratti delle pagine di questo sito unicamente per utilizzo personale.

Qualsiasi forma di link al presente sito se inserita da soggetti terzi non deve recare danno all'immagine e alle attività della Redazione.

E' vietato il cd. deeplinking ossia l'utilizzo non trasparente, su siti di soggetti terzi, di parti del sito.

L'eventuale inosservanza delle presenti disposizioni, salvo esplicita autorizzazione scritta, sarà perseguita nelle competenti sedi giudiziarie civili e penali.