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Tutela cautelare: difetto di giurisdizione

Tutela cautelare: difetto di giurisdizione e provvedimento cautelare

Postato da : Redazione | dicembre 26, 2017

La dottrina ma, più in particolare, la giurisprudenza di legittimità ha affrontato la delicata questione del riconoscimento in capo alle parti del procedimento cautelare dell’interesse a chiedere, sin dalla fase cautelare e prima dell’inizio della causa di merito, la individuazione in via definitiva del giudice dinanzi al quale proporre la domanda fondata sul preteso diritto cautelato, attraverso, quindi, l’accertamento della giurisdizione sin dalla fase sommaria, anteriore al giudizio ordinario.

Tale interesse a proporre il regolamento preventivo sarebbe, in astratto, riconoscibile per ciascuna delle parti del procedimento cautelare e permarrebbe fino alla decisione della causa di merito con la sentenza di primo grado (art. 41, primo comma, c.p.c.).

Ad avviso della consolidata giurisprudenza di legittimità, se è indubbio che nei procedimenti cautelari, la cui efficacia è soggetta a termine perentorio - almeno nelle ipotesi in cui vige ancora la regola della strumentalità necessaria - (art. 669 octies, primo comma, c.p.c.), non è possibile né il ricorso straordinario né il regolamento preventivo di giurisdizione se non sia cominciato il giudizio di merito (così, tra le altre, Cass. civ., sez. un., 20.6.07, n. 14301 e Cass. civ., sez. un., 18.10.05, n. 20128), e se è corretta l’affermazione che l’emanazione di un provvedimento cautelare in corso di causa non è ostativa alla proposizione del regolamento preventivo fino alla sentenza di primo grado ai sensi dell’art. 41 c.p.c., (Cass. civ., 19.1.07, n. 1144), da tali rilievi non può desumersi che, con la legittimazione a iniziare la causa del merito, alle parti della procedura cautelare anteriore all’azione di merito, possa riconoscersi anche quella a proporre il regolamento preventivo, con conseguente ammissibilità dell’istanza proposta ai sensi dell’art. 41 c.p.c..

Infatti, gli artt. 41, 367 e 382 c.p.c. escludono la conformità al modello normativo di un regolamento di giurisdizione relativo ad una causa ormai esaurita, quale è la procedura cautelare anteriore alla domanda di merito, ovvero ad una non ancora iniziata e da decidere in rapporto ad un giudizio, che potrebbe anche non esservi mai, mancando in tal caso la domanda su cui valutare la giurisdizione e l’oggetto stesso del procedimento incidentale introdotto con il ricorso per regolamento.

La natura solo “eventuale” del giudizio di merito esclude l’attualità dell’interesse all’istanza di regolamento preventivo non preceduta dalla domanda introduttiva (art. 386 c.p.c.) di una causa iscritta a ruolo e pendente alla data del ricorso; è solo in rapporto alla cognizione della causa instaurata con tale domanda che può prospettarsi il dubbio del difetto di giurisdizione del giudice adìto, che non è individuabile in difetto degli elementi che consentano di individuare causa petendi e petitum a base del giudizio per il quale accertare quale giudice deve avere cognizione.

In tal senso, le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno deciso che nella concreta fattispecie, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale del 24.1.07, n. 77 e di queste sezioni unite del 22.2.07, n. 4109, che hanno affermato la legittimazione a proseguire dinanzi al giudice dotato di giurisdizione il processo iniziato dinanzi all’ufficio giudiziario che ne sia privo, prima dell’inizio dell’azione di merito non vi è interesse delle parti a proporre l’istanza di regolamento, in presenza di ragionevoli dubbi sui limiti esterni della giurisdizione del giudice che ha emesso il provvedimento urgente, invano dedotti in sede cautelare e nel reclamo. Infatti, pur se l’azione di merito è autonoma, comunque la fase cautelare precedente ad essa in tanto è funzionale e connessa a quella successiva, in quanto questa, che è solo eventuale, sia iniziata e, quindi, fino all’introduzione della causa di merito, comunque, non si può neppure chiedere dinanzi a quale giudice proporla, rimanendo sempre e solo possibile e non certo il giudizio successivo. La diversità di trattamento dell’istanza di regolamento di giurisdizione, negli artt. 669 ter e 669 quater c.p.c., potendosi proporre in detta seconda ipotesi e non nella prima, consegue al dato letterale delle norme di cui agli artt. 41 e 367 c.p.c., per cui solo se vi sia un giudizio di merito iniziato e fino alla sentenza di primo grado, anche quando vi siano stati provvedimenti cautelari, può proporsi il regolamento, che è e resta inammissibile, senza una causa nella quale sorge la questione, irrilevante in rapporto a un giudizio solo eventuale ed astratto (Cass. civ., sez. un., 28.12.07, n. 27187).

Tra l’altro, gli intenti deflattivi delle novelle normative in materia cautelare inducono a ritenere che nulla è innovato rispetto al regolamento preventivo di giurisdizione, anche se non è più necessaria una causa di merito successiva, allorché prima di iniziare la stessa si ottengano provvedimenti anticipatori ai sensi dell’art. 700 c.p.c., sorgendo l’interesse alla risoluzione della questione di giurisdizione dalle sezioni unite, solo se una delle parti della fase sommaria ha iniziato la causa ordinaria.

Il regolamento preventivo vuole evitare che la risoluzione della questione di giurisdizione in sede di merito possa incorrere in successive modifiche nel corso del giudizio e presuppone che questo sia iniziato, trovando la sua ragione di essere nell’evitare ritardi nella definizione della causa, che deve essere nata prima della sua proposizione, connessa anche al fine di ottenere un giusto processo di durata ragionevole.

Nel caso di emissione di provvedimenti cautelari o interinali, modificativi di quello urgente per cui è causa nel corso del giudizio di merito iniziato, il regolamento è, ovviamente, ammissibile.

Anche se l’eventuale esito positivo del regolamento potrebbe costituire mutamento di circostanze, in astratto idoneo a legittimare la parte a chiedere al giudice che ha emesso il provvedimento urgente la revoca di esso, ai sensi dell’art. 669 decies, può dubitarsi, sul piano logico, che, una volta denegata la giurisdizione di detto giudice, gli si possa consentire la revoca o modifica del suo atto giurisdizionale, per effetto di una pronuncia vincolante che ha escluso ogni suo potere cognitivo nella fattispecie, con la conseguenza che, comunque, dovrebbe iniziarsi il giudizio di merito del giudice individuato come dotato di poteri cognitivi, in contrasto con l’intento deflattivo del legislatore di evitare giudizi di merito.

Pertanto, le parti della fase cautelare, solo se iniziassero la causa di merito, sarebbero legittimate a chiedere alle sezioni unite la individuazione definitiva del giudice che deve esaminare la loro domanda.

Tutela cautelare difetto giurisdizione

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